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Sicilia fuori dai circuiti: borghi nascosti e mete lontane dalle folle

Sicilia fuori dai circuiti turistici: 12 borghi, castelli rupestri e siti antichi dell'entroterra e delle coste minori, lontano dalle folle.

Sicilia fuori dai circuiti: borghi nascosti e mete lontane dalle folle

Taormina, la Valle dei Templi, le spiagge di San Vito Lo Capo: la Sicilia che finisce sulle copertine è una piccola parte dell'isola. Scegliere la Sicilia fuori dai circuiti turistici significa puntare sull'entroterra ennese e madonita, sulle coste minori e sui siti archeologici che restano semivuoti anche a luglio. Qui trovi dodici mete concrete, raggiungibili in giornata dalle città principali, dove la differenza non è solo il numero di visitatori ma il prezzo, la disponibilità di parcheggio e la possibilità di parlare con chi quei luoghi li abita ancora.

Si parte dal cuore montano dell'isola, tra Nebrodi e Madonie. A circa cinquanta chilometri da Enna, Sperlinga custodisce un castello che non è stato costruito sopra la roccia ma scavato dentro: scuderie, prigioni, cisterne e una cinquantina di case-grotta abitate fino agli anni Sessanta. Sull'arco d'ingresso resta incisa la frase dei Vespri ("Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit"), e in paese si parla ancora un dialetto gallo-italico quasi incomprensibile al resto dell'isola. Più a est, sulle Madonie, Gangi sale a gradoni di pietra fino alla torre dei Ventimiglia: uno dei borghi più scenografici della Sicilia interna, eppure raramente affollato.

C'è poi la Sicilia che il Novecento ha fermato di colpo. Poggioreale Antica, nella Valle del Belìce, fu abbandonata dopo il terremoto del gennaio 1968 e da allora è rimasta com'era. Buona notizia per chi vuole visitarla: nel giugno 2026 il borgo ha riaperto ufficialmente ai visitatori grazie a un progetto di rigenerazione finanziato con fondi PNRR, e conviene prenotare con l'associazione locale invece di entrare dai varchi. Vale la pena abbinarla a Gibellina Vecchia e al Cretto di Burri, poco distante.

Per chi cerca l'archeologia senza file, l'isola è una miniera. A pochi chilometri da Siracusa, il Castello Eurialo è la più grande fortezza greca arrivata fino a noi: fossati scavati nella roccia e gallerie sotterranee che si percorrono quasi sempre in solitudine, mentre Ortigia si riempie. Nell'entroterra siracusano, Pantalica allinea migliaia di tombe rupestri sulle pareti della gola dell'Anapo, in un canyon dove si cammina tra ossigeno e silenzio. Sulla costa tirrenica, vicino a Capo d'Orlando, i mosaici di Patti Marina raccontano una villa romana tardoantica che sopravvive letteralmente sotto un viadotto autostradale, ed è quasi sempre deserta.

La Sicilia occidentale offre tappe altrettanto sottovalutate. Nella laguna dello Stagnone, Mozia e le saline di Marsala compongono un paesaggio di mulini a vento, cumuli di sale e una piccola isola fenicia che si raggiunge in barca: il celebre Giovinetto di Mozia da solo vale il viaggio. Poco più a sud, verso Selinunte, le Cave di Cusa conservano i tamburi di colonna lasciati a metà estrazione quando la città fu attaccata nel 409 a.C.: un cantiere greco congelato, gratuito e immerso negli ulivi.

Non manca l'arte minore che altrove farebbe da sola un itinerario. Caltagirone, capitale della ceramica, sale con i 142 gradini della Scala di Santa Maria del Monte, ognuno decorato con maioliche diverse. Nei boschi della valle dell'Alcantara, la Cuba di Santa Domenica è una chiesetta bizantina a cupola che resiste tra le vigne da oltre mille anni. E sopra Cefalù, prima di scendere tra i turisti del lungomare, le mura megalitiche e il Tempio di Diana ripagano la salita alla Rocca con pietre ciclopiche e una vista sul golfo.

Anche Palermo ha la sua versione meno calpestata. San Giovanni degli Eremiti, con le cupole rosse di matrice araba e un chiostro-giardino raccolto, resta tranquilla mentre i Quattro Canti si affollano; e tra il vecchio porto e il quartiere arabo, La Cala e la Kalsa nascondono cortili e vicoli dove la città mostra la sua stratificazione senza messa in scena.

Un consiglio pratico: questi luoghi danno il meglio fuori dall'alta stagione, da aprile a giugno e da settembre a ottobre, quando il caldo è gestibile e i siti aprono con orari pieni. Verifica sempre gli orari (molti siti minori chiudono nel pomeriggio) e metti in conto un'auto: l'entroterra siciliano premia chi è disposto a lasciare la costa.

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