Marsala, Sicilia, Italia

Le Saline di Marsala e Mozia: il fenicio che galleggia sulla laguna

Tra mulini a vento e cumuli di sale, una barca piatta vi porta sull'isola di San Pantaleo, dove una colonia fenicia di quasi tremila anni fa riaffiora nel silenzio dello Stagnone.

Le Saline di Marsala e Mozia: il fenicio che galleggia sulla laguna

Foto: Fedina31 (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons

A pochi chilometri dal centro di Marsala si apre lo Stagnone, una laguna bassa e immobile che molti viaggiatori attraversano in fretta diretti altrove. Qui l'acqua raramente supera il ginocchio, il vento muove le pale dei mulini e cumuli bianchi di sale segnano l'orizzonte. È un paesaggio costruito dall'uomo nei secoli, eppure sembra sospeso fuori dal tempo, soprattutto nelle ore in cui i pullman turistici diretti verso le mete più note non sono ancora arrivati.

Le saline raccontano un mestiere antico. I mulini a vento, oggi restaurati, servivano a pompare l'acqua e a macinare il sale, e accanto a essi si visitano vasche e cumuli che cambiano colore con la luce. Al tramonto la laguna si accende di rosa e arancio, ma se cercate il lato più autentico conviene venire di mattina presto, quando il riflesso è limpido e il silenzio quasi totale.

Dalla riva una piccola imbarcazione a fondo piatto attraversa il breve tratto di laguna fino all'isola di San Pantaleo, dove sorgeva Mozia. Fu una delle più antiche colonie fenicie della Sicilia, fondata intorno all'VIII secolo avanti Cristo in posizione strategica sulle rotte commerciali del Mediterraneo occidentale. La città venne assediata e distrutta nel 397 avanti Cristo da Dionisio I di Siracusa, e i superstiti si rifugiarono sulla terraferma, a Lilibeo, l'attuale Marsala.

L'isola si percorre a piedi in poche ore, tra mura, necropoli, il piccolo porto interno e il museo nato dalla casa dell'archeologo Joseph Whitaker, che acquistò il luogo all'inizio del Novecento. La scoperta più celebre è il Giovane di Mozia, una statua marmorea che continua a interrogare gli studiosi. Tutto attorno, la vegetazione bassa e il canto degli uccelli ricordano che si tratta di una riserva naturale.

Visitare lo Stagnone con rispetto significa muoversi a piedi o in bici, scegliere guide e barcaioli del posto, evitare di calpestare le vasche e portare via i propri rifiuti. Mozia non è una grande attrazione di massa, ed è proprio questa misura il suo valore: un fenicio che galleggia sulla laguna, da ascoltare in punta di piedi.

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