San Floriano del Collio: vigneti, due lingue e una pieve risorta dalla guerra
Sul confine sloveno, tra i vigneti del Collio goriziano, San Floriano è un borgo bilingue con una pieve rinata dalle macerie della Grande Guerra.
Foto: Marchetto da Trieste (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons
Consigli pratici
- 🅿️ Dove parcheggiare: Il centro è piccolo e le strade tra i filari sono strette: meglio lasciare l'auto ai margini del borgo e proseguire a piedi verso la chiesa e il castello.
- ⏱️ Quanto tempo serve: Mezza giornata basta per il borgo, la chiesa e una passeggiata tra i vigneti; con una degustazione in cantina si allunga facilmente.
- ⚠️ Errori da evitare: Non presentarsi in cantina senza prima verificare se serve prenotare la degustazione: essendo una realtà piccola e non turistica di massa, gli orari non sono sempre garantiti.
Ci sono luoghi che non gridano per farsi notare. San Floriano del Collio, in sloveno Steverjan, è uno di questi: poco più di settecento abitanti adagiati a circa 276 metri di altitudine, a una manciata di chilometri da Gorizia e a un passo dal confine con la Slovenia. Qui le colline del Collio goriziano si susseguono morbide, coperte di vigneti, e il silenzio non è vuoto ma riempito dal vento, dai filari e da un orizzonte che nelle giornate limpide arriva fino alle Alpi Giulie.

Arrivare qui significa lasciarsi alle spalle il traffico e i pullman turistici e ritrovarsi su strade strette che salgono tra i filari, con il profilo del castello che spunta tra gli alberi. Non ci sono code, non ci sono gruppi guidati: solo la campagna che lavora, i trattori che si incrociano nei momenti di lavorazione delle vigne, e un'accoglienza che resta quella di una comunità piccola, abituata a un turismo lento più che di massa.
La chiesa ricostruita
Al centro del borgo c'è la chiesa parrocchiale di San Floriano, e la sua storia racconta in piccolo quella di tutta questa terra di confine. L'antico edificio venne ridotto a un cumulo di macerie durante la Prima guerra mondiale: l'Ufficio per la ricostruzione di Gorizia, presieduto dall'architetto Max Fabiani, ne progettò la rinascita nei primi anni Venti, e la nuova chiesa fu portata a termine e consacrata nel 1926. Non è un monumento da cartolina, ma proprio per questo emoziona: è una pietra rimessa in piedi dopo la distruzione.
Entrare nella chiesa oggi significa trovarsi in uno spazio semplice e luminoso, pensato per essere vissuto più che ammirato: le linee sono sobrie, lontane dalla ridondanza decorativa di certe chiese barocche, e proprio questa sobrietà racconta bene lo spirito di ricostruzione post-bellica di tutta la zona del Collio. Attorno all'edificio, il piccolo sagrato si apre su uno scorcio di vigneti e colline, ed è uno dei punti migliori da cui capire la geografia del paese: da qui si intuisce come il confine di stato tagli oggi un territorio che per lingua, cultura e paesaggio è sempre stato unico.
La terra del vino
Il Collio è una delle culle del vino bianco italiano, riconosciuto tra le prime DOC d'Italia già nel 1968. Attorno a San Floriano i vigneti salgono oltre i duecento metri, e il paesaggio è quello, ormai raro, di una campagna ancora abitata e lavorata. Camminare o pedalare lungo le strade interpoderali, fermarsi in una cantina familiare, ascoltare l'italiano e lo sloveno che si alternano sono gesti semplici che restituiscono il senso del luogo.
Le cantine della zona sono per lo più a conduzione familiare, spesso della stessa famiglia da diverse generazioni: capita di essere accolti direttamente da chi lavora la vigna, senza l'intermediazione di uno shop patinato. Vale la pena telefonare o scrivere prima di passare, perché molte di queste realtà non hanno orari di apertura fissi e preferiscono organizzare la visita su appuntamento. Il paesaggio, fatto di filari ordinati che seguono le curve di livello delle colline, cambia colore con le stagioni: verde acceso in primavera ed estate, dorato e rossastro quando le foglie iniziano a cambiare, spoglio e ordinato nei mesi invernali, quando si intravede meglio la struttura del terreno.
L'arte di rallentare
Il borgo è dominato da un castello di antica fondazione, oggi legato alla tradizione vinicola della zona, ma il vero invito è a non programmare troppo. Si viene qui per rallentare, per scegliere una meta che non vive di flussi mordi e fuggi e dove la presenza dei visitatori resta sostenibile per la comunità.
Non ci sono grandi attrazioni da spuntare su una lista: il valore di San Floriano sta proprio nel non avere fretta, nel fermarsi a osservare come cambia la luce sulle colline nel corso della giornata, nel lasciare che sia il paesaggio a dettare il ritmo della visita. È il tipo di posto che si gira meglio a piedi o in bicicletta, muovendosi tra le strade di campagna senza una meta precisa, piuttosto che seguendo un itinerario rigido.
Periodo ideale è l'autunno, quando le viti si accendono e arriva la vendemmia, oppure la tarda primavera. In estate è meno torrido che in pianura, ma sono i mesi delle mezze stagioni a regalare le colline più silenziose.
Dove dormire e mangiare
L'offerta ricettiva di San Floriano del Collio è quella tipica di un borgo rurale: pochi agriturismi e piccole strutture a conduzione familiare, spesso ricavati in cascine ristrutturate e legati alla produzione vinicola locale. Non aspettatevi grandi hotel o catene: chi cerca quel tipo di sistemazione farà meglio a puntare su Gorizia, usando il paese come tappa per una passeggiata o un pranzo. Per mangiare, la scelta più coerente con il territorio è affidarsi alle trattorie e alle stesse cantine che offrono percorsi di degustazione abbinati a piatti semplici della cucina locale, dove le influenze italiane e slovene si mescolano nei sapori più che nei nomi dei piatti.
Come arrivare
San Floriano del Collio si trova sulle colline a pochi chilometri da Gorizia, il centro di riferimento per chi arriva. In auto si esce dall'autostrada A4 e si punta su Gorizia, da cui una breve salita porta al paese; la stazione ferroviaria più comoda è quella di Gorizia, collegata al borgo da un autobus locale. L'aeroporto di riferimento è quello di Trieste-Ronchi dei Legionari, a una trentina di chilometri.
Non è indispensabile avere l'auto per godersi il paese in sé, che si visita comodamente a piedi, ma un mezzo proprio resta la scelta più pratica per esplorare le cantine sparse nelle campagne circostanti, spesso raggiungibili solo tramite strade secondarie non servite dai mezzi pubblici.
Info pratiche
| Dove | Friuli-Venezia Giulia, Italia |
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Abitanti ai censimenti (fonte ISTAT, serie storica via Wikipedia).