San Floriano del Collio, Friuli-Venezia Giulia, Italia

San Floriano del Collio: la pieve e le colline che nessuno ha fretta di attraversare

Sul confine sloveno, tra i vigneti del Collio goriziano, un piccolo borgo bilingue e la sua chiesa rinata dalle macerie della Grande Guerra invitano a un viaggio lento, lontano dalle rotte affollate del Friuli.

San Floriano del Collio: la pieve e le colline che nessuno ha fretta di attraversare

Foto: Marchetto da Trieste (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons

Ci sono luoghi che non gridano per farsi notare. San Floriano del Collio, in sloveno Steverjan, e uno di questi: poco piu di settecento abitanti adagiati a circa 276 metri di altitudine, a una manciata di chilometri da Gorizia e a un passo dal confine con la Slovenia. Qui le colline del Collio goriziano si susseguono morbide, coperte di vigneti, e il silenzio non e vuoto ma riempito dal vento, dai filari e da un orizzonte che nelle giornate limpide arriva fino alle Alpi Giulie.

Al centro del borgo c'e la chiesa parrocchiale di San Floriano, e la sua storia racconta in piccolo quella di tutta questa terra di confine. L'antico edificio venne ridotto a un cumulo di macerie durante la Prima guerra mondiale: l'Ufficio per la ricostruzione di Gorizia, presieduto dall'architetto Max Fabiani, ne progetto la rinascita nei primi anni Venti, e la nuova chiesa fu portata a termine e consacrata nel 1926. Non e un monumento da cartolina, ma proprio per questo emoziona: e una pietra rimessa in piedi dopo la distruzione.

Il Collio e una delle culle del vino bianco italiano, riconosciuto tra le prime DOC d'Italia gia nel 1968. Attorno a San Floriano i vigneti salgono oltre i duecento metri, e il paesaggio e quello, ormai raro, di una campagna ancora abitata e lavorata. Camminare o pedalare lungo le strade interpoderali, fermarsi in una cantina familiare, ascoltare l'italiano e lo sloveno che si alternano sono gesti semplici che restituiscono il senso del luogo.

Il borgo e dominato da un castello di antica fondazione, oggi legato alla tradizione vinicola della zona, ma il vero invito e a non programmare troppo. Si viene qui per rallentare, per scegliere una meta che non vive di flussi mordi e fuggi e dove la presenza dei visitatori resta sostenibile per la comunita.

Periodo ideale e l'autunno, quando le viti si accendono e arriva la vendemmia, oppure la tarda primavera. In estate e meno torrido che in pianura, ma sono i mesi delle mezze stagioni a regalare le colline piu silenziose.

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