Sardegna fuori dalle rotte: borghi dell'entroterra e mete poco conosciute
Guida alla Sardegna fuori dalle rotte turistiche: nuraghi, necropoli, cattedrali romaniche e borghi di pietra dell'entroterra, lontano dalle spiagge.
Chi conosce la Sardegna solo per la Costa Smeralda ha visto un'isola sola: quella di luglio e agosto, dove i prezzi salgono e le calette si riempiono. La Sardegna fuori dalle rotte turistiche è un'altra cosa, e comincia appena ti allontani trenta chilometri dal mare. Si chiama entroterra: Barbagia, Ogliastra, Logudoro, Sinis, Marmilla. Qui i nuraghi sono più numerosi degli ombrelloni, i borghi vivono di pastorizia e di canto a tenore, e d'estate fa fresco la sera. Questa guida raccoglie le mete dell'interno che vale la pena programmare quando vuoi capire l'isola, non solo abbronzarti.
Partiamo dal cuore di pietra. Nel Supramonte, tra Oliena e Dorgali, si nasconde Tiscali, un villaggio nuragico costruito dentro una dolina, una voragine carsica che si raggiunge solo a piedi con un'ora abbondante di cammino. Le capanne stanno dentro la montagna, riparate dal sole e dalla pioggia: per secoli furono un rifugio quasi invisibile. È l'escursione che spiega meglio di ogni altra perché i sardi guardavano l'interno e non la costa.
Restando tra i monti, Lula e il Monte Albo sono la Sardegna minerale per eccellenza: un massiccio calcareo bianchissimo che domina il Nuorese, paesi dove il mare è solo un'eco lontana. Più a sud, in Barbagia, Gavoi è il posto giusto per rallentare davvero: il fiore sardo (un pecorino a pasta semicotta) si stagiona qui, il lago di Gusana è a due passi e a fine inverno il paese si riempie per il festival letterario L'Isola delle Storie. È la Barbagia che si vive, non quella da cartolina.
Verso est, in Ogliastra, Ulassai unisce due anime che raramente si incontrano. Da un lato i tacchi, gli imponenti torrioni di calcare che hanno reso il paese una delle capitali europee dell'arrampicata sportiva, con la grotta di Su Marmuri e le cascate di Lequarci poco fuori l'abitato. Dall'altro l'arte: Ulassai è il paese di Maria Lai, e la Stazione dell'Arte ricavata nella vecchia stazione ferroviaria custodisce le sue opere, mentre per le strade resta il ricordo di "Legarsi alla montagna", la performance collettiva del 1981.
Poi c'è la Sardegna che scava la roccia per i morti e per gli dèi. Le Domus de Janas di Montessu, nel Sulcis, sono una necropoli prenuragica disposta in un anfiteatro naturale: decine di tombe ipogeiche che la tradizione popolare attribuiva alle janas, le fate-streghe sarde. Nel Logudoro, sopra Bonorva, Sant'Andrea Priu racconta cinquemila anni in un colpo solo: tombe scavate nel basalto e poi trasformate in chiesa rupestre, con affreschi bizantini ancora leggibili.
Il filone nuragico è inesauribile. Nell'Oristanese, sull'altopiano di Abbasanta, il Nuraghe Losa è uno dei più imponenti dell'isola: un mastio di basalto nero coperto di licheni, con corridoi e camere a tholos perfettamente conservate. Poco distante, a Paulilatino, il Pozzo Sacro di Santa Cristina è il capolavoro idraulico della civiltà nuragica: una scala che scende sottoterra fino all'acqua, con conci tagliati a incastro con una precisione che ancora oggi lascia senza parole. Per la grande archeologia c'è ovviamente anche Barumini con il Su Nuraxi, sito UNESCO, che merita comunque una visita nei dintorni della Giara di Gesturi e dei suoi cavallini selvatici.
Anche il romanico fiorì lontano dalle città. In aperta campagna, nel Logudoro, la cattedrale di Saccargia si alza a strisce bianche e nere di basalto e calcare, isolata tra i campi, con un ciclo di affreschi nell'abside. Sullo stesso altopiano, San Pietro di Sorres ripete il gioco bicromo della pietra in un'abbazia ancora abitata dai monaci benedettini: due chiese che da sole valgono un itinerario nel nord dell'isola.
Infine, dove l'interno torna a sfiorare il mare ma resta vuoto di folla, c'è Tharros, la città fenicio-romana sulla penisola del Sinis: colonne, terme e strade lastricate a picco sull'acqua, in una zona dove le spiagge di quarzo bianco di Is Arutas restano molto più tranquille di quelle del nord-est.
Un consiglio pratico: per l'entroterra evita il pieno dell'estate e punta su maggio-giugno o su settembre-ottobre, quando in Barbagia si tiene "Autunno in Barbagia" e i paesi aprono le corti con artigianato e cucina. Con un'auto e qualche giorno in più, la Sardegna fuori dai circuiti ti restituisce un'isola intera che la maggior parte dei turisti non vede mai.