Tiscali: il villaggio nuragico nascosto dentro una dolina del Supramonte
Nel cuore selvaggio del Supramonte, una montagna crollata custodisce le capanne nuragiche di Tiscali: un villaggio invisibile dall'esterno, che si raggiunge solo a piedi e che ripaga ogni passo di fatica.
Foto: Salvatore (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons
Ci sono luoghi che non si vedono finché non ci sei dentro. Tiscali è uno di questi. Da fuori, il monte che porta il suo nome sembra solo una delle tante cime calcaree del Supramonte, lo spartiacque roccioso tra i territori di Dorgali e Oliena, nel cuore della Sardegna interna. Poi varchi un'apertura nella roccia e ti ritrovi dentro un'enorme dolina, una voragine carsica nata dal crollo della volta di una grotta. È lì, lungo le pareti di questo catino di pietra, che si nascondono le rovine del villaggio.
Le capanne sono decine, di forma rotonda, ovale o squadrata. Furono costruite e abitate in epoca nuragica, tra il XV e l'VIII secolo avanti Cristo, e in parte riutilizzate molto più tardi, in età romana. Tra i ruderi crescono lecci, ginepri, lentischi e fichi selvatici, che hanno colonizzato il fondo della dolina dopo il crollo. Una grande finestra naturale si apre sulla valle di Lanaittu, distesa molto più in basso: per secoli questa fu insieme rifugio e nascondiglio, una fortezza che la natura aveva già costruito.
Non aspettarti biglietterie comode o parcheggi davanti all'ingresso. A Tiscali si arriva solo camminando, con due ore circa di trekking impegnativo lungo sentieri segnati tra gole e valloni. Servono scarpe adatte, acqua a sufficienza e un minimo di passo in montagna. Proprio questa fatica è il filtro che tiene il sito lontano dal turismo di massa: chi sale è poco, e quasi sempre rispettoso del silenzio del posto.
Questa è la sua forza, ma anche la sua fragilità. Cammina solo sui percorsi indicati, non spostare pietre, non incidere nulla. Affidarsi a una guida del territorio non è solo più sicuro sui passaggi esposti, ma aiuta a capire cosa stai guardando e sostiene chi quei sentieri li tiene vivi.
I mesi giusti sono la primavera e l'inizio dell'autunno, quando il caldo non rende proibitiva la salita. In piena estate il sole del Supramonte è spietato. Vai presto, parti riposato e regalati il tempo di sederti, in quel cratere di roccia, ad ascoltare quanto poco è cambiato in tremila anni.