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Sardegna fuori dalle rotte: borghi dell'entroterra e mete poco conosciute

La Sardegna fuori dalle rotte turistiche: borghi dell'entroterra, nuraghi e siti dove il mare resta solo uno sfondo.

Sardegna fuori dalle rotte: borghi dell'entroterra e mete poco conosciute

Cercare la Sardegna fuori dalle rotte turistiche significa girare le spalle alle insenature di smeraldo dell'estate e puntare verso l'interno: la dorsale di granito e calcare che corre da nord a sud, gli altopiani battuti dal vento, i paesi dove si parla ancora sardo al mercato. È un'isola diversa da quella delle cartoline, fatta di pietra più che di sabbia, e proprio per questo quasi vuota da maggio a ottobre, quando il litorale si riempie. Ecco dove andare, regione storica per regione storica, con un motivo concreto per ogni tappa.

Si comincia dalla Barbagia, il cuore montuoso attorno al Gennargentu. Il punto di partenza naturale è la Valle di Lanaittu nel Supramonte, dove si raggiunge a piedi Tiscali, il villaggio nuragico nascosto dentro una dolina: un intero abitato di capanne costruito al riparo di una voragine calcarea, invisibile dal sentiero finché non ci sei dentro. La camminata di circa due ore filtra da sola i visitatori. Poco più a nord conviene fermarsi a Gavoi, paese di granito affacciato sul lago di Gusana, patria del Fiore Sardo e base comoda per esplorare i borghi dei murales come Orgosolo e Mamoiada, dove a febbraio sfilano i Mamuthones. La Barbagia premia chi rallenta: si mangia bene, si dorme a poco e le distanze sono brevi.

Spostandosi verso est, nella Baronia interna, c'è una Sardegna ancora più spoglia. Lula e il Monte Albo sono il regno dei pastori: una dorsale di calcare bianco abbagliante, sorgenti, ovili e un santuario isolato dove ogni primavera si tiene una novena partecipatissima. Qui il mare è una linea lontana all'orizzonte, e questo è esattamente il punto.

A sud-est si apre l'Ogliastra, una delle cinque Zone Blu del pianeta per longevità. Il borgo simbolo è Ulassai, sospeso tra i tacchi calcarei e le cascate di Lequarci: pareti rosa amate dagli arrampicatori, la grande grotta di Su Marmuri e le installazioni di Maria Lai, l'artista che qui ha legato l'intero paese con un nastro azzurro nel 1981. Nei dintorni vale la deviazione il borgo abbandonato di Gairo Vecchio e, per gli escursionisti esperti, la gola di Su Gorropu.

Risalendo verso l'altopiano centrale dell'Oristanese si entra nel cuore della civiltà nuragica, sorprendentemente poco frequentato rispetto alla blasonata Barumini. Ad Abbasanta si visita il Nuraghe Losa, il mastio di basalto nero, uno dei meglio conservati dell'isola, con la sua camera a tholos perfetta. A pochi chilometri, a Paulilatino, c'è uno dei capolavori dell'architettura preistorica europea: il Pozzo Sacro di Santa Cristina, una scala che scende nel buio con una geometria così precisa da incorniciare la luna a ogni equinozio.

Sulla costa occidentale, dove finisce il Sinis, le rovine di Tharros, la città fenicio-romana che si sgretola sul mare regalano colonne sull'acqua senza la calca degli scavi continentali. Da qui sono vicine le spiagge di quarzo bianco di Is Arutas e il borgo-set western di San Salvatore di Sinis, deserto per undici mesi l'anno.

Il nord-ovest, infine, è la regione del Logudoro, terra di pietra e chiese romaniche in mezzo al niente. La più fotografata è Saccargia, la cattedrale a strisce bianche e nere, che spunta improvvisa tra i campi vicino a Codrongianos. Poco distante, sull'altopiano, si arriva a San Pietro di Sorres, la cattedrale bicroma, ancora officiata dai monaci benedettini. E per chiudere il cerchio con la preistoria, sopra Bonorva si scende nella necropoli di Sant'Andrea Priu, tombe scavate nella roccia, domus de janas trasformate in chiesa con tanto di affreschi bizantini. Lo stesso fascino sotterraneo lo si ritrova nel Sulcis, dove le Domus de Janas di Montessu si aprono come finestre in un anfiteatro naturale di trachite.

Qualche consiglio pratico. L'auto è quasi indispensabile per l'interno, dove i bus sono radi. I mesi ideali sono maggio, giugno, settembre e ottobre: clima mite, prezzi bassi, sentieri praticabili. E se cercate il mare senza folla, la costa nord-occidentale attorno a Bosa o l'isola di Carloforte offrono alternative civili alle località più gettonate. La Sardegna autentica non è un elenco di spiagge: è un formaggio diviso a tavola, un nuraghe al tramonto, una strada che sale e non incontra nessuno.

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