Abbasanta, Sardegna, Italia

Il Nuraghe Losa: la torre di basalto nel cuore silenzioso dell'Oristanese

Ad Abbasanta, lontano dalle spiagge affollate della Sardegna, una fortezza nuragica di basalto nero vi accoglie in un silenzio quasi totale, tra licheni aranciati e macchia mediterranea.

Il Nuraghe Losa: la torre di basalto nel cuore silenzioso dell'Oristanese

Foto: Hans Hillewaert (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons

Mentre l'estate sarda spinge migliaia di persone verso le coste, l'altopiano basaltico di Abbasanta resta una piega dimenticata dell'isola. Qui, a poco più di trecento metri sul livello del mare e a pochi minuti dalla statale 131, si erge il Nuraghe Losa: un gigante di pietra scura che molti viaggiatori sfiorano in autostrada senza sapere cosa si nasconde tra gli ulivi e la macchia.

Il complesso è interamente costruito con grossi blocchi di basalto, la pietra vulcanica che dà a tutta la zona il suo colore profondo. Al centro sorge una torre dal profilo sinuoso, concavo e convesso, attorno alla quale si articolano altre torri in una pianta cosiddetta trilobata. Tutt'intorno restano le tracce di un antemurale e di un villaggio di capanne circolari. Nella parte settentrionale i licheni tingono la pietra di tonalità aranciate, e l'effetto, nella luce bassa del mattino o del tardo pomeriggio, è quello di un monumento vivo.

Il Losa ha un posto speciale nella storia dell'archeologia sarda: fu tra i primi nuraghi a essere indagato in modo sistematico, con campagne di scavo condotte a fine Ottocento. Il nome stesso, legato all'idea di "tombe", rimanda alle urne funerarie ricavate nella roccia affiorante ai margini del sito. Dall'età del bronzo fino all'alto medioevo, su questa pietra si sono stratificate culture diverse, lasciando ciascuna un segno.

Ciò che colpisce di più, oggi, è il silenzio. Non ci sono code, non ci sono pullman in fila. Si paga un biglietto modesto, si percorrono i camminamenti interni, si sale dove consentito e si ascolta il vento sull'altopiano. È un'esperienza intima, quasi privata, che le mete più celebri dell'isola non possono più offrire.

Per visitarlo, scegliete la primavera o l'inizio dell'autunno, quando il caldo è clemente e la luce è morbida. Portate acqua, scarpe comode e tempo a sufficienza: il Losa premia chi si ferma, chi guarda la pietra da vicino e si lascia raccontare una Sardegna interna, antica e poco battuta.

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