La Danza Macabra di Pinzolo: un affresco dimenticato ai piedi delle Dolomiti
A Pinzolo, sulla parete esterna della chiesa cimiteriale di San Vigilio, un corteo di scheletri lungo ventidue metri ricorda da quasi cinque secoli che davanti alla morte siamo tutti uguali.
Ci sono opere d'arte che tutti fotografano e altre davanti a cui ci si ferma quasi per caso. La Danza Macabra di Pinzolo appartiene alla seconda categoria. La trovi dipinta sul muro esterno, esposto al sole e al gelo, della chiesa cimiteriale di San Vigilio, leggermente fuori dal paese, nella campagna di Sorano. Non un museo, non una teca: solo un affresco e l'aria di montagna.
A firmarlo fu Simone Baschenis de Averara, pittore originario della bergamasca, che lo completò il 31 ottobre 1539. La parete corre per circa ventidue metri e mette in scena un corteo di figure: papa e cardinale, imperatore e re, ricco e mendicante, frate e bambino. Ciascuno è preso per mano dal proprio scheletro e trascinato in una danza silenziosa. Il messaggio è antico e spietato nella sua semplicità: davanti alla morte non contano titoli né ricchezze. Accanto sopravvive anche un Trionfo della Morte, con una iscrizione in versi che dà voce alla Morte stessa.
Il tema della danza dei morti è di origine nordeuropea e in Italia resta piuttosto raro, il che rende questo ciclo ancora più prezioso. Eppure pochi lo conoscono fuori dalla Val Rendena. Mentre Madonna di Campiglio, pochi chilometri più su, si riempie di sciatori e di traffico, la chiesetta di San Vigilio rimane defilata, raggiungibile a piedi in pochi minuti dal centro di Pinzolo.
Vale la pena arrivarci con calma. L'esterno si guarda liberamente, ma per gli interni conviene informarsi in paese sugli orari di apertura, che variano con le stagioni. Visita rispettosa: è pur sempre un luogo di sepoltura, non un set fotografico. Leggi i versi, segui i volti, lascia che il tempo rallenti.
I mesi migliori sono quelli tiepidi, da maggio a settembre, quando la luce taglia la parete e i sentieri della valle invitano a fermarsi più a lungo. Un piccolo grande monumento, da scoprire senza fretta e senza folla.