Sesto al Reghena, l'abbazia nascosta nella foresta del Friuli
Tra i campi della pianura pordenonese sopravvive un borgo monastico longobardo, dove una basilica millenaria custodisce affreschi e silenzio lontano dalle rotte del turismo.
Foto: YukioSanjo (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons
Ci sono luoghi in Italia che hanno attraversato tredici secoli quasi in punta di piedi, e Sesto al Reghena è uno di questi. A pochi chilometri da Pordenone, in una pianura di campi e rogge dove pochi viaggiatori pensano di fermarsi, l'Abbazia di Santa Maria in Sylvis racconta una storia che inizia attorno al 730, quando questa terra era ancora coperta dalla foresta che ne ha dato il nome: "in Sylvis", tra i boschi.
Il complesso nacque come fondazione monastica di epoca longobarda, passando poi ai monaci benedettini, e divenne nei secoli un centro potente, fortificato, circondato da torri e fossati. Oggi di quel sistema difensivo restano tracce eloquenti: la torre d'ingresso, il fossato, e il campanile che precede la chiesa, segno di un monastero che fu insieme luogo di preghiera e roccaforte. Si entra in un cortile silenzioso, e già qui si capisce di essere arrivati in un posto fuori dal tempo.
La basilica è il cuore della visita. All'interno si incontrano cicli di affreschi trecenteschi di influenza giottesca, un atrio dipinto e, nella cripta, l'urna di Sant'Anastasia, manufatto di età longobarda tra i più preziosi del Friuli. La luce filtra bassa, i passi rimbombano, e raramente si è in più di qualche persona. È un'esperienza che altrove, davanti a monumenti di pari valore, sarebbe impensabile.
Sesto al Reghena è anche un borgo da percorrere a piedi, con le sue case porticate e il fiume Reghena che scorre poco distante. Vale la pena dedicare l'intera giornata, magari abbinando una sosta in un'osteria locale: il Friuli occidentale ha una cucina schietta e vini eccellenti, e qui i prezzi non sono gonfiati dal turismo di massa.
Visitare un luogo così significa anche sostenerlo: una comunità che custodisce un patrimonio millenario merita visitatori attenti e rispettosi. Andateci nei mesi di mezza stagione, quando la campagna friulana è più dolce, e lasciate che il silenzio dell'abbazia faccia il suo lavoro.