Mercatini di Natale poco conosciuti in Italia: Trentino, Friuli e Piemonte lontano dalla folla
Mercatini di Natale poco conosciuti in Italia: borghi alpini di Trentino-Alto Adige, Friuli e Piemonte senza le code di Bolzano e Govone.
Cercare mercatini di Natale poco conosciuti in Italia significa scegliere il borgo invece della città: Bolzano, Merano e Govone restano belli ma a dicembre si attraversano gomito a gomito. In Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte esistono invece appuntamenti più piccoli, spesso concentrati in pochi weekend, dove le bancarelle stanno dentro cantine, stalle e mura medievali e l'artigianato batte le casette tutte uguali. Ecco dove andare tra novembre e dicembre, con i borghi che valgono il viaggio anche da soli.
In Trentino il riferimento è il Mercatino di Natale di Rango, nel comune di Bleggio Superiore, tra il Garda e le Terme di Comano: oltre settanta espositori allestiti negli androni, nelle soffitte e nelle vecchie case contadine del borgo, aperte solo per l'occasione, con la torta di noci del Bleggio come specialità. È gratuito e si svolge su alcuni weekend da metà novembre a fine dicembre. Più a nord, in Val Venosta, vale il viaggio l'Avvento di Glorenza: la città murata più piccola dell'Alto Adige concentra il suo mercatino in un solo weekend intorno all'8 dicembre, con una quarantina di produttori da Italia, Austria, Svizzera e Germania, fiaccole lungo i camminamenti e cori d'Avvento. Se preferite muovervi a piedi tra le feste, la zona di Merano resta a tiro per la salita a Castel Tirolo, mentre in Val di Non l'eremo di San Romedio aggrappato alla roccia è una deviazione che ripaga d'inverno.
Il Friuli-Venezia Giulia gioca la carta delle isole linguistiche alpine. A Sauris, borgo di origine germanica nel cuore della Carnia, il mercatino "In der Zahre seint de Bainachn" occupa per il ponte dell'Immacolata (di norma 6-8 dicembre) le piazzette di Sauris di Sopra: casette in legno, prosciutto IGP, formaggi di malga e visite al birrificio e al prosciuttificio. Più in pianura, Cividale del Friuli, città longobarda patrimonio UNESCO, anima dicembre con il mercatino tra Corte Brosadola e Piazza Paolo Diacono, il villaggio degli elfi e il presepe storico delle Suore Orsoline, oltre al presepe sul Natisone al Ponte del Diavolo. Da qui la giornata si completa con due tappe friulane sottovalutate: Venzone, il borgo ricostruito pietra su pietra dopo il terremoto del 1976, e l'abbazia di Sesto al Reghena, dodici secoli di storia tra i campi. Chi viaggia verso la laguna può chiudere con i mosaici di Aquileia, splendidi anche con la luce bassa dell'inverno.
In Piemonte il mercatino da segnare è il Borgo di Babbo Natale al Ricetto di Candelo, nel Biellese: il villaggio-fortezza medievale, nato per custodire vino e raccolti, si riempie nei weekend tra fine novembre e metà dicembre di oltre centocinquanta artigiani piemontesi, con le cantine trasformate in botteghe di formaggi d'alpeggio, miele e vino. È un borgo intero a fare da scenografia, non una piazza con qualche stand. Per chi vuole quota e silenzio, in Val Chisone il mercatino di Pragelato si tiene anch'esso intorno all'8 dicembre tra l'oratorio e le frazioni walser-provenzali, con artigianato di montagna e il mercatino dell'Avvento alla Casa degli Escartons. Siamo a un passo dalla Val di Susa, dove la Sacra di San Michele domina la valle: una salita impegnativa ma memorabile da abbinare alle feste. Restando in città, il Borgo Medievale di Torino sul Po offre un'alternativa raccolta al caos del centro, mentre in Valsesia il Sacro Monte di Varallo, con le sue cappelle affrescate, è la meta perfetta per chi unisce mercatini e arte alpina.
Qualche consiglio pratico. Molti di questi mercatini durano pochi giorni o solo i weekend: controllate sempre le date sui siti ufficiali prima di partire, perché cambiano ogni anno. Andate la mattina o nei feriali per evitare i pullman, vestitevi a strati (in Val Venosta e in Carnia le temperature scendono parecchio) e considerate i servizi navetta dove previsti, perché i borghi hanno parcheggi limitati fuori dalle mura. La forza di questi appuntamenti è proprio la scala ridotta: meno bancarelle, più cantine vere, prodotti che parlano della valle in cui vi trovate. È il modo migliore per vivere il Natale alpino senza barattare l'atmosfera con la fila.