L'overtourism di Venezia: cosa sta succedendo e come visitarla in modo diverso
Overtourism a Venezia: i dati su residenti e ticket d'accesso, e come visitarla diversamente tra orari, isole e città d'acqua del Nord-Est.
Nessuna città italiana riassume l'overtourism come Venezia. Nel 2024 il centro storico ha registrato circa 5,9 milioni di arrivi e oltre 13,2 milioni di presenze ufficiali, mentre il conto complessivo dei visitatori, giornalieri inclusi, sfiora i 30 milioni l'anno. Sull'altro piatto della bilancia ci sono i residenti: scesi sotto i 50.000 nell'agosto 2022, ridotti a circa 48.500 a fine 2024 e a poco più di 47.600 nei conteggi più recenti. Il dato che ha fatto più rumore è il sorpasso: nel 2024 i posti letto turistici (49.964) hanno superato quelli residenziali (48.951).
## Cosa sta succedendo davvero
Il numero degli abitanti non cala per caso. Quattro case su dieci, secondo l'osservatorio Ocio, non sono più occupate da residenti; gli affitti brevi (oltre 7.600 annunci attivi nel 2025, per l'80% interi appartamenti) sottraggono alloggi a chi vorrebbe restare. Senza case accessibili se ne vanno famiglie, insegnanti e infermieri, i servizi si svuotano e la città diventa sempre più dipendente dal turismo. È il circolo vizioso che due display luminosi raccontano in tempo reale: uno in vetrina alla farmacia Morelli (i residenti), l'altro alla libreria Marco Polo (i posti letto turistici).
Per arginare i flussi il Comune ha introdotto il contributo di accesso: 29 giornate nel 2024 (485.000 paganti, 2,4 milioni di euro), salite a 54 nel 2025, con tariffa di 5 euro prenotando almeno quattro giorni prima e 10 euro sotto i tre giorni. Risultato: 720.000 paganti e 5,4 milioni incassati, ma con picchi oltre i 25.000 ingressi al giorno. Il ticket vale solo per chi entra in giornata, solo nel centro storico e solo dalle 8.30 alle 16. Difficile dire che abbia ridotto la folla: serve più a misurarla. Dal 2026 entrerà in vigore un regolamento aggiornato.
## Come visitarla in modo diverso
Venezia resta visitabile, a patto di cambiare ritmo. Primo: l'orario. Il contributo si ferma alle 16, e non a caso è dopo quell'ora, o prima delle 8.30, che la città torna respirabile. Dormire dentro la laguna (i pernottanti sono esenti dal ticket) significa avere campi e fondamenta quasi vuoti la sera e all'alba. Secondo: la stagione. Gennaio e febbraio fuori dal Carnevale, oppure novembre, regalano la stessa luce d'acqua senza la calca di primavera ed estate. Terzo: le isole. Murano, Burano, Torcello, ma anche Sant'Erasmo e Pellestrina restano fuori dal contributo e alleggeriscono la pressione su San Marco e Rialto.
## Le città d'acqua del Nord-Est, senza ressa
Il modo più radicale di aiutare Venezia è non concentrarsi solo su Venezia. Il Nord-Est è pieno di luoghi nati dallo stesso rapporto fra pietra e acqua. La nostra guida Alternative a Venezia: città e borghi sull'acqua e quella su il Nord-Est sull'acqua senza overtourism ne raccolgono diverse.
Nella stessa laguna alto-adriatica, a un'ora da Venezia, Aquileia conserva il più vasto mosaico paleocristiano d'Occidente, antico porto romano oggi silenzioso. Poco distante, Cividale del Friuli custodisce il Tempietto longobardo, tappa anche del nostro weekend slow tra Cividale, Palmanova e la Carnia. Per chi cerca acqua pura, c'è il blu sorgivo del Gorgazzo a Polcenigo, mentre Venzone è il borgo medievale ricostruito pietra su pietra dopo il terremoto del 1976.
Sul versante emiliano il Delta del Po offre la stessa orizzontalità lagunare: l'abbazia di Pomposa con il campanile che veglia sul delta, le valli di Argenta tra bonifiche e pievi e il Bosco della Mesola, ultima foresta del delta. A pochi chilometri, Ferrara nasconde cortili di mattoni dietro il Castello Estense, città d'arte patrimonio UNESCO ma raramente affollata.
Anche il Veneto interno alleggerisce: la scala elicoidale del Bo a Padova e, tra i vigneti del Prosecco, la Pieve di San Pietro di Feletto con mille anni di affreschi. Visitare questi luoghi non è un ripiego: è restituire a Venezia un po' del respiro che le manca.