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Siti archeologici poco conosciuti in Italia: la guida ai luoghi fuori rotta

Dodici siti archeologici poco conosciuti in Italia, da nord a sud: templi greci, mosaici romani e necropoli senza code né folla.

Siti archeologici poco conosciuti in Italia: la guida ai luoghi fuori rotta

Pompei supera i quattro milioni di visitatori l'anno, il Colosseo sfiora i dodici. Ma l'archeologia italiana è fatta anche di centinaia di aree dove, in una mattina feriale, capita di restare soli con un tempio o un pavimento musivo di duemila anni. Questa è una guida ai siti archeologici poco conosciuti in Italia: luoghi veri, raggiungibili, spesso a ingresso gratuito o quasi, che raccontano gli stessi millenni delle mete affollate senza il biglietto a tempo e la fila al tornello. Li abbiamo ordinati da nord a sud, indicando per ciascuno un motivo concreto per andarci.

Si parte dal Friuli, ad Aquileia: sotto la basilica si estende il più vasto mosaico pavimentale paleocristiano dell'Occidente, circa 760 metri quadrati del IV secolo che si percorrono su passerelle di vetro, con la celebre storia di Giona a coprirne quasi un terzo. È patrimonio UNESCO dal 1998 eppure resta una sosta tranquilla rispetto a Venezia, a un'ora di distanza.

Scendendo verso il centro, in Umbria la città romana di Carsulae si attraversa camminando sul basolato originale della Via Flaminia: arco di San Damiano, foro, anfiteatro e teatro in un parco aperto dove spesso non si incrocia nessuno. Poco più a ovest, sul confine tra Lazio e Toscana, gli Etruschi hanno lasciato un'opera ingegneristica unica: le Vie Cave di Sovana, corridoi profondi anche venti metri scavati a mano nel tufo, da percorrere a piedi tra pareti coperte di muschio fino alle tombe rupestri.

In Sicilia l'archeologia greca non è solo Agrigento e Siracusa-Neapolis. Sopra Siracusa, il Castello Eurialo è la più grande fortezza greca giunta fino a noi: fossati, gallerie e camminamenti voluti da Dionisio I per difendere la città, oggi visitabili quasi in solitudine. All'estremità opposta dell'isola, davanti a Marsala, Mozia e le saline custodiscono una città fenicia su un'isola raggiungibile in barca attraverso la laguna dello Stagnone, con il celebre Giovinetto di marmo nel museo Whitaker. Sulla costa tirrenica, infine, i mosaici di Patti Marina ricoprono i pavimenti di una grande villa tardo-romana sopravvissuta letteralmente sotto un viadotto autostradale: un contrasto che da solo vale la deviazione.

Il Sud continua a sorprendere. In Basilicata, nella campagna vicino a Bernalda, le Tavole Palatine di Metaponto sono le quindici colonne superstiti di un tempio dorico dedicato ad Hera, isolate tra i campi: uno dei pochi templi greci d'Italia che si possono guardare senza nessuno intorno. In Calabria, sul promontorio di Crotone, Capo Colonna conserva un'unica colonna del santuario di Hera Lacinia, un tempo uno dei luoghi sacri più ricchi della Magna Grecia, oggi un faro sullo Ionio battuto dal vento.

Anche l'Italia pre-romana ha i suoi capolavori discreti. Sui monti del Trigno, tra Abruzzo e Molise, i templi italici di Schiavi d'Abruzzo raccontano la religione dei Sanniti con due edifici di culto affacciati su una valle silenziosa. In Sardegna, oltre i nuraghi, ci sono testimonianze ancora più antiche: le domus de janas di Montessu formano una necropoli prenuragica di decine di tombe scavate in un anfiteatro naturale di roccia, alcune con incisioni e protomi taurine. Sempre in Sardegna, sul promontorio del Sinis, Tharros sovrappone fondamenta fenicie, puniche e romane proprio sul filo del mare, con le terme e il celebre profilo di colonne affacciate sull'acqua.

Si chiude a Napoli, dove l'archeologia è sotto i piedi: nel Rione Sanità, la Cripta dei Cristallini è un ipogeo ellenistico scavato nel tufo, riportato alla luce sotto un palazzo privato, che restituisce la Neapolis greca lontano dai flussi del centro.

Se volete spingervi oltre l'elenco, vale la pena cercare anche realtà come l'area messapica ed egnatina sull'Adriatico pugliese o i parchi dell'entroterra sannita, spesso gestiti da piccoli comuni con orari ridotti. Tre consigli pratici per visitare i siti archeologici meno noti: telefonate prima, perché molti aprono a fasce orarie o su prenotazione; andate al mattino presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce radente esalta mosaici e incisioni; e portate scarpe chiuse, acqua e cappello, perché qui raramente troverete bar, ombra o bookshop. È esattamente questo a renderli memorabili: l'archeologia restituita al silenzio per cui era nata.

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