Carsulae, la città romana che si attraversa in silenzio
A pochi chilometri da San Gemini, tra i resti di una città romana sulla Via Flaminia, una chiesa paleocristiana costruita riusando le pietre antiche racconta il passaggio dal mondo pagano a quello cristiano, lontano dalle folle.
Foto: Milarix (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons
Ci sono luoghi in Umbria dove la storia non è chiusa dentro una teca, ma stesa sull'erba sotto il cielo. Carsulae è uno di questi: una città romana sorta lungo la Via Flaminia, la grande strada consolare aperta tra il 220 e il 219 a.C., a una manciata di chilometri a nord di San Gemini, in provincia di Terni. Qui non c'è biglietteria affollata né fila per le foto. Si cammina, e basta.
Il parco si estende per una ventina di ettari, un museo a cielo aperto attraversato ancora oggi dal basolato originale della Flaminia. Si riconoscono il foro, i resti del teatro e dell'anfiteatro, le terme, le tombe lungo la strada e l'imponente Arco di San Damiano, che segnava l'ingresso settentrionale della città in età imperiale. La grande basilica civile a tre navate conserva le basi delle colonne, allineate nell'erba come una partitura interrotta.
Il cuore più sorprendente, per chi cerca i monumenti dimenticati, è la chiesa di San Damiano. Sorse in epoca paleocristiana riutilizzando le strutture di un edificio romano, ed è l'unica testimonianza della presenza cristiana a Carsulae. La dedica ai santi Cosma e Damiano, medici guaritori, è insolita e fa pensare a una continuità con culti antichi del luogo. L'aspetto attuale risale alla fase romanica, attorno all'XI secolo, con materiali romani reimpiegati nel portico: blocchi, colonne, cornici e lastre di marmo strappate ai vecchi edifici del foro.
Camminare qui significa leggere a occhio nudo questo passaggio: pietre pagane diventate chiesa, una strada imperiale diventata sentiero. Carsulae fu probabilmente abbandonata già in epoca tardoantica, forse per un terremoto, e questo silenzio è oggi il suo dono più raro.
Si visita bene in primavera o all'inizio dell'autunno, quando la luce è bassa e i prati profumano. Portate acqua e scarpe comode, rispettate i resti e i sentieri, e lasciate l'auto al parcheggio dell'area: il modo migliore per onorare un luogo che ha resistito duemila anni è attraversarlo in punta di piedi.