Invece di Pompei: i siti archeologici del Sud che nessuno affolla
La migliore alternativa a Pompei? Templi greci, città fenicie e ipogei del Sud Italia da visitare senza code né bus turistici.
Pompei riceve oltre tre milioni di visitatori l'anno, e in alta stagione camminare lungo via dell'Abbondanza significa procedere a passo di processione. Eppure il Sud Italia è disseminato di città greche, santuari sannitici, mosaici romani e necropoli fenicie dove spesso il custode ti saluta per nome perché sei l'unico arrivato quella mattina. Se cerchi una vera alternativa a Pompei tra i siti archeologici, qui trovi rovine altrettanto eloquenti, ma senza il muro di gente davanti a ogni affresco.
Si parte da Napoli stessa, a pochi chilometri dagli scavi vesuviani. Nel cuore del Rione Sanità si scende undici metri sottoterra per raggiungere l'Ipogeo dei Cristallini, quattro tombe greche scavate nel tufo tra il IV e il III secolo a.C. Riaperto al pubblico nel 2022, conserva pitture parietali rarissime: una testa di Medusa, Dioniso e Arianna, i letti funerari a forma di klinai con cuscini scolpiti e dipinti. È la Neapolis greca che sopravvive sotto la città, in gruppi di otto persone alla volta.
Spostandoti sullo Ionio entri nella Magna Grecia vera e propria. Nella campagna lucana, isolato in mezzo ai campi, resiste il tempio di Hera che tutti chiamano le Tavole Palatine di Metaponto: delle trentadue colonne doriche originarie ne restano quindici, in piedi dal VI secolo a.C. Più a sud, sul promontorio di Crotone, la colonna sola di Capo Colonna è tutto ciò che rimane del grande santuario di Hera Lacinia: un'unica colonna affacciata sul mare, dove un tempo i greci dell'intera regione si riunivano. A breve distanza, Bova, capitale dell'area grecanica, racconta come quel mondo ellenico non sia mai del tutto scomparso: qui si parla ancora il greco di Calabria.
La Puglia offre due tappe complementari. Lungo l'Adriatico, tra Bari e Brindisi, Egnazia stratifica messapi, romani e bizantini in un parco a picco sul mare, con la via Traiana che la attraversa e un museo che spiega le ceramiche "gnathia". A Otranto, invece, l'archeologia diventa racconto: il mosaico pavimentale della cattedrale, l'Albero della Vita firmato dal monaco Pantaleone nel XII secolo, distende su tutta la navata un bestiario medievale che mescola Bibbia, miti pagani e re Artù.
La Sicilia, paradossalmente, è la regione più affollata e insieme la più ricca di siti dimenticati. Sopra Siracusa, il Castello Eurialo è la più imponente opera di ingegneria militare greca giunta fino a noi: fossati, gallerie e camminamenti voluti da Dionisio I per difendere la città, e quasi nessuno a percorrerli. Nella laguna dello Stagnone, raggiungibile in barca, Mozia custodisce una città fenicia intera su un'isola, con il celebre Giovinetto di marmo e le saline tutt'intorno. Sopra Cefalù, una salita ripida porta al cosiddetto Tempio di Diana e alle mura megalitiche della Rocca, blocchi ciclopici che precedono i greci. E a Patti, sulla costa tirrenica, la villa romana di Patti Marina conserva pavimenti musivi tardoantichi proprio sotto il viadotto dell'autostrada: un contrasto che da solo vale il viaggio.
La Sardegna chiude il quadro con due gioielli. Sulla penisola del Sinis, Tharros allinea colonne e terme romane su un istmo battuto dal vento, città fenicia poi punica e romana che il mare sta lentamente riprendendosi. Nel Sulcis, le Domus de Janas di Montessu sono una necropoli preistorica scavata in un anfiteatro naturale di roccia, con incisioni e protomi taurine vecchie di cinquemila anni.
Risalendo verso l'Abruzzo interno, infine, il tempio italico di Schiavi d'Abruzzo ricorda che prima di Roma c'erano i Sanniti: due templi affacciati sulla valle del Trigno, in un silenzio di montagna totale. Volendo allargare il giro, vale la pena cercare anche Velia (l'antica Elea di Parmenide) nel Cilento, la romana Grumentum in Val d'Agri e Saepinum nel Molise, città intera e gratuita tra gli ulivi.
Per organizzare un itinerario completo, la nostra guida ai siti archeologici poco conosciuti d'Italia raccoglie altre tappe regione per regione. Un consiglio pratico: molti di questi luoghi sono all'aperto e privi di ombra, quindi conviene programmarli in primavera o in autunno, quando il caldo è clemente e l'unica compagnia, spesso, è quella delle pietre.