Fasano (Brindisi), Puglia, Italia

Egnazia, la città che il mare ha quasi dimenticato

Tra gli ulivi e l'Adriatico, a un passo dalle spiagge affollate di Puglia, le rovine di Egnazia restano un sito archeologico silenzioso dove camminare quasi soli tra messapi, romani e bizantini.

Egnazia, la città che il mare ha quasi dimenticato

Foto: parolediburro (CC BY-SA 2.0) — Wikimedia Commons

Pochi chilometri a sud di Monopoli, dove la costa pugliese si frantuma in scogli bassi e acqua trasparente, sorge un luogo che la maggior parte dei turisti supera in auto senza accorgersene. L'area archeologica di Egnazia, l'antica Gnathia, è una di quelle mete che premiano chi rallenta: un'intera città stratificata, abitata per secoli da popolazioni diverse, distesa tra l'erba e il rumore costante del mare.

Si cammina lungo la via Traiana, l'antica strada romana che ancora segna il terreno, tra i resti di fori, basiliche, terme e abitazioni. Egnazia nacque come centro messapico, divenne municipio romano e conobbe poi una fase paleocristiana e bizantina: le pietre raccontano questo passaggio di mani senza bisogno di troppe spiegazioni. Il museo accanto agli scavi custodisce la celebre ceramica "a vernice nera di Gnathia", utile per dare un volto agli oggetti della vita quotidiana.

La cosa più sorprendente è il silenzio. Mentre Alberobello si riempie di pullman e le spiagge vicine si saturano in estate, qui si può passeggiare quasi soli, con le rovine da un lato e l'Adriatico dall'altro. Una parte dell'antico porto è oggi sommersa, e nelle giornate limpide se ne intuiscono i contorni sotto la superficie. È un sito grande, ma poco affollato: ci si può sedere su un muretto antico senza la fretta di liberare lo spazio per qualcun altro.

Per visitarlo bene conviene evitare le ore centrali dell'estate e scegliere la primavera o l'inizio dell'autunno, quando la luce è morbida e il caldo sopportabile. Si arriva facilmente da Fasano o Monopoli, magari in bicicletta lungo la costa. Portate acqua, un cappello e tempo: Egnazia non si visita di corsa, si attraversa come si attraversa una storia lunga duemila anni.

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