Reggio Calabria, Calabria, Italia

Bova, dove il greco antico è ancora una lingua viva

Sospeso a oltre 800 metri tra l'Aspromonte e lo Ionio, questo borgo è la capitale dell'area grecanica, dove si custodisce una delle minoranze linguistiche più antiche e meno conosciute d'Italia.

Bova, dove il greco antico è ancora una lingua viva

Foto: Franc rc (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons

A Bova si arriva per scelta, mai per caso. Il borgo si raggiunge dopo una salita di tornanti che si arrampica nell'entroterra della costa ionica reggina, fino a oltre 800 metri di quota, a una sessantina di chilometri da Reggio Calabria. Quando finalmente appare, aggrappato a uno sperone di roccia sormontato dai ruderi del castello normanno, capisci perché chi lo abita lo difende con orgoglio: è la capitale riconosciuta della Bovesìa, l'area grecanica, una manciata di paesi dove sopravvive una cultura che altrove sarebbe già scomparsa.

Qui si parla ancora il greco di Calabria, il grecanico: una lingua minoritaria che gli studiosi fanno risalire alla Magna Grecia o all'epoca bizantina, e che oggi resiste sulle labbra di poche migliaia di persone. Camminare per i vicoli di pietra significa attraversare secoli senza fretta. Vale la pena fermarsi al Museo della Lingua Greco-Calabra intitolato a Gerhard Rohlfs, il filologo tedesco che a questa parlata dedicò la vita: documenti, fotografie e registrazioni raccontano un patrimonio fragile e prezioso.

Bova non ha code, non ha negozi di souvenir in serie, non ha quel rumore di fondo che ormai accompagna i borghi diventati cartolina. Ha invece il silenzio del vento sull'Aspromonte, le case che si svuotano e qualche bottega che resiste, gli anziani che si salutano in una lingua che pochi al mondo comprendono. È una bellezza che chiede rispetto: si visita a piedi, lentamente, comprando il pane dal fornaio e mangiando dove cucina chi ci vive.

Andateci in primavera o all'inizio dell'autunno, quando la luce è limpida e il caldo non morde. Lasciate l'auto all'ingresso, salite senza meta e fatevi raccontare una parola in grecanico: portarla via, e custodirla, è il modo più onesto di esserci passati.

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