Stanco di Santorini? Le isole greche con le stesse cupole blu e metà turisti
Le alternative a Santorini: isole cicladiche con cupole blu e meno folla, più una Grecia autentica tra Peloponneso, Mani ed Epiro.
Santorini regge ormai oltre due milioni di visitatori l'anno, e nei giorni di punta la caldera scarica migliaia di crocieristi tutti insieme su Oia per lo stesso tramonto, sulle stesse scalinate, davanti alle stesse cupole blu. Se cerchi alternative a Santorini, la buona notizia è che quell'immagine - case bianche a calce, campanili azzurri, vento del mare Egeo - non è un'esclusiva: appartiene a tutte le Cicladi, e altrove la trovi senza la fila per un caffè.
Folegandros è la candidata più ovvia: la Chora è sospesa su una rupe a picco sul mare, la salita panoramica alla Panagia regala lo stesso tramonto di Oia con un decimo della gente. Sifnos aggiunge una cucina che i greci stessi considerano la migliore dell'arcipelago e la fotogenica chiesa dei Sette Martiri, cupola blu su uno scoglio. Milos compensa con oltre ottanta spiagge e i tufi lunari di Sarakiniko; Serifos e Kea, le più vicine ad Atene, restano sorprendentemente tranquille anche in alta stagione. Per spingerti davvero ai margini ci sono Anafi e la minuscola Thirassia, proprio di fronte a Santorini ma con prezzi dimezzati, o Astypalea nel Dodecaneso, cicladica nell'aspetto ma lontana dalle rotte dei traghetti veloci.
Il salto più interessante, però, è un altro: lasciare le isole e scoprire che la Grecia più autentica è quella di terraferma, dove le pietre raccontano più storia di qualsiasi villaggio-cartolina e i prezzi tornano umani.
Sul mare, l'erede diretta di Santorini è Monemvasia, nel Peloponneso: una città bizantina interamente scavata in un masso che emerge dall'acqua, invisibile dalla costa finché non la raggiungi. Vicoli senza auto, bastioni veneziani e niente clacson. Poco più a sud, sulla penisola del Mani, Vathia è un borgo di torri di pietra grigia affacciato sullo Ionio: l'opposto fotografico del bianco cicladico, eppure altrettanto ipnotico, e quasi disabitato. Sempre nel Peloponneso, tra le gole dell'Arcadia, Dimitsana allinea case di pietra e antichi mulini ad acqua sopra il fiume Lousios, in un paesaggio verde che a Santorini non esiste.
Per chi ama la natura, la mossa anti-overtourism per eccellenza è l'Epiro: la gola di Vikos, tra le più profonde del mondo, con i ponti di pietra a schiena d'asino dello Zagori e villaggi di lastre grigie dove la sera si sente solo il vento. Sulla costa occidentale, Nafpaktos custodisce un porticciolo veneziano circolare chiuso da due torri, teatro della battaglia di Lepanto: un set perfetto che quasi nessun italiano associa alla Grecia.
E Atene? Vale la pena, ma fuori dall'asse Acropoli-Plaka affollato. A pochi metri dal caos turistico, il konaki dei Benizelos è la casa più antica della città, nascosta dietro un muro che in pochi varcano. Per il tramonto, invece della calca dell'Areopago, sali alla collina di Ardittos a Mets, belvedere sopra lo Stadio Panathinaiko quasi sempre deserto. Se le cupole ti mancano, il monastero di Kaisariani sull'Imetto ne ha una bizantina che poggia su un tempio romano, immersa nel verde a venti minuti dal centro. E per capire da dove viene tutto, l'Accademia di Platone è un parco archeologico in un quartiere residenziale, dove si passeggia tra gli ulivi senza biglietto e senza gruppi.
Consiglio pratico: anche le isole tranquille si riempiono ad agosto. Punta su maggio, giugno o settembre-ottobre - mare ancora caldo, prezzi più bassi e, soprattutto, la sensazione di essere un viaggiatore e non un numero in coda. La vera alternativa a Santorini non è un'altra isola fotogenica: è cambiare ritmo, scegliere luoghi che hanno bisogno di te tutto l'anno e non solo nelle due settimane di alta stagione.