Il monastero di Kaisariani sull'Imetto: la cupola che poggia su un tempio romano
Monastero bizantino dell'XI secolo nel bosco di pini dell'Imetto, a 7 km da Atene: cupola su colonne romane, affreschi del 1682, sorgente sacra.
Foto: George E. Koronaios (CC BY-SA 2.0) — Wikimedia Commons
A sette chilometri da piazza Syntagma, sulle pendici nordoccidentali del monte Imetto, il monastero di Kaisariani (Moni Kaisarianis) sta dentro un bosco di pini che lo separa nettamente dal rumore di Atene. Il complesso, fondato intorno al 1100, è raccolto entro un muro di cinta che chiude tutto in un cortile: la chiesa, il refettorio, le celle dei monaci, i bagni e un frantoio per l'olio. È uno dei monasteri medievali meglio conservati dell'Attica, ma resta defilato rispetto ai grandi siti del centro.
La chiesa principale, il katholikon, è dedicata alla Presentazione della Vergine al Tempio ed è costruita secondo lo schema bizantino a croce inscritta, con absidi semiesagonali. Il dettaglio che la rende particolare si vede appena entrati: la cupola non poggia su pilastri costruiti per l'occasione, ma su quattro colonne antiche, recuperate da un tempio romano che sorgeva qui e rimontate per sorreggere il tamburo. Questo riuso di materiali più antichi (lo spolio) era prassi comune nell'edilizia bizantina, e a Kaisariani lo si tocca con mano.
Gli affreschi che ricoprono l'interno appartengono in gran parte al periodo ottomano: furono dipinti nel 1682 da Ioannis Ypatos, pittore del Peloponneso, con il sostegno economico della ricca famiglia ateniese dei Benizelos. Nella cupola si riconosce il Cristo Pantocratore, mentre nella lunetta la Vergine Platytera è raffigurata in trono. Sulla parete sud, all'esterno, c'è una piccola cappella dedicata a Sant'Antonio, e nel nartece si conserva una pittura della Theotokos più antica, di tecnica rurale assegnata al Trecento. Il monastero ebbe per secoli vita propria: nel 1678 il patriarca Dionisio IV lo dichiarò stauropegiaco, cioè indipendente dal vescovo locale, e qui funzionò una scuola e una biblioteca rinomata, finché nell'Ottocento il sito decadde fino a essere usato come stalla. Il restauro che lo ha riportato in vita è opera della Philodasiki Enosi Athinon tra il 1952 e il 1955.
Il luogo era sacro molto prima dei cristiani. La collina ospitava probabilmente un culto legato ad Afrodite, cristianizzato tra il V e il VI secolo, e deve la sua continuità a una sorgente: l'acqua dell'Imetto sgorga ancora poco fuori le mura ed era considerata curativa fin dall'antichità. Tutto intorno si estende la Foresta Estetica di Kaisariani, un bosco rimboschito attraversato da sentieri e aree picnic, con il punto panoramico della collina dei Taxiarches che apre la vista su tutta Atene.
Come arrivare: in auto sono circa 30 minuti dal centro (Vasilissis Sofias, poi Michalakopoulou e via Imittou fino al viale Kaisariani; parcheggio vicino all'ingresso), oppure un taxi da circa 10 euro. Con i mezzi si prende il bus 224 da Syntagma fino al capolinea, da cui restano 20-40 minuti a piedi in salita nel bosco. Il complesso murato è aperto tutti i giorni tranne il martedì, indicativamente 8:30-16:00, con biglietto sull'ordine dei 5 euro (conviene avere contanti). Per la visita bastano una o due ore, più mezz'ora per i dintorni. Non ci sono bar dentro: meglio portare acqua e qualcosa da mangiare, scarpe comode e protezione solare. Anche di martedì, a chiesa chiusa, il bosco e i sentieri restano percorribili, ed è una buona scusa per combinare il monastero con una camminata sull'Imetto.