Cos'è l'undertourism: viaggiare contro la folla (e perché conviene a tutti)
Cos'è l'undertourism e qual è il suo significato: la guida per capire il turismo a bassa densità, l'opposto dell'overtourism, con dati reali ed esempi.
Capire **cos'è l'undertourism** è più facile se si parte dal suo contrario. Il termine "overtourism" nasce nel 2016: lo conia la società di ricerca Skift in un articolo intitolato "Exploring the Coming Perils of Overtourism", proprio negli anni in cui il numero di turisti internazionali superava il miliardo. UN Tourism (l'ex UNWTO) lo definisce come "l'impatto del turismo su una destinazione che influenza in modo eccessivo la qualità della vita dei residenti e la qualità dell'esperienza dei visitatori". L'undertourism è il movimento opposto: scegliere mete, periodi e ritmi a bassa densità, dove i numeri restano sotto la soglia di sostenibilità di un luogo.
Il significato pratico dell'undertourism non è "andare dove non c'è nessuno", ma riequilibrare i flussi. Il problema non è quanti viaggiamo, è dove e quando ci ammassiamo tutti insieme. Nel 2024 gli arrivi internazionali nel mondo hanno recuperato i livelli pre-pandemia, intorno a 1,4 miliardi, e secondo le prime stime di UN Tourism il 2025 ha sfiorato 1,52 miliardi: la crescita continua. Ma questa massa si concentra su pochissime destinazioni iconiche e in poche settimane l'anno. È la concentrazione, non il volume assoluto, a generare le code, il caro-affitti e lo svuotamento dei centri storici.
Venezia è il caso da manuale, e i numeri sono documentati. La città è scesa sotto i 50.000 residenti anagrafici (48.489 al 31 dicembre 2024, dato del Comune), mentre nel 2024 ha toccato un record storico di presenze turistiche: oltre 13 milioni di pernottamenti. Il sorpasso più simbolico è quello dei posti letto: per la prima volta i letti destinati ai visitatori (quasi 50.000) hanno superato quelli residenziali. Nemmeno il contributo d'accesso introdotto nel 2024 ha ridotto i flussi, cresciuti in tutti i mesi dell'anno. Quando il turismo diventa overtourism, dicono i ricercatori di Ca' Foscari, i benefici si trasformano in costi sociali, ambientali ed economici.
Di fronte a questo, l'undertourism propone tre leve concrete. La prima è la **destinazione alternativa**: scegliere luoghi che offrono la stessa esperienza senza la pressione. Al posto delle calli sature si possono cercare città e borghi sull'acqua lontani dalla calca; invece della Sagrada Família e di una Barcellona ormai in rivolta contro l'overtourism, c'è una Spagna meno affollata; e per chi ama l'archeologia romana, i siti antichi di Roma e del Lazio senza code valgono il viaggio quanto il Colosseo. Lo stesso vale per l'arte: si può vedere la Toscana lontano dalle code degli Uffizi.
La seconda leva è il **tempo**. Spostare un viaggio di poche settimane cambia tutto: prezzi più bassi, luoghi vivibili, residenti che tornano protagonisti. È il senso di andare in bassa stagione, una scelta che conviene a te e ai luoghi. La Costiera Amalfitana di settembre o ottobre non è la stessa cosa di quella di agosto: esistono alternative a Positano meno care e affollate proprio perché spalmare le presenze nel calendario riduce la pressione sui mesi di punta.
La terza leva è la **distribuzione geografica**: dare valore all'Italia minore, ai paesi interni che il turismo di massa salta. Qui l'undertourism incrocia un altro tema, lo spopolamento. Borghi come Craco, arroccato sui calanchi d'argilla lucani, o Gerace, lo sperone di pietra che domina la Locride, raccontano un'Italia che ha bisogno di visitatori, non di esserne travolta. Lo stesso vale per i tanti borghi medievali nascosti, per una città murata intatta come Glorenza in Val Venosta, o per un capolavoro come Aquileia e i suoi mosaici paleocristiani, che riceve una frazione dei visitatori di Pompei pur avendo il più vasto pavimento musivo d'Occidente.
Perché conviene a tutti? Al viaggiatore, che spende meno e vive un'esperienza non standardizzata. Al residente, che non viene espulso dal proprio quartiere. Al territorio, che intercetta un flusso economico capace di tenere aperti negozi, scuole e treni. E alla meta sovraffollata stessa, che respira quando una parte dei visitatori sceglie altro. L'undertourism, in fondo, non chiede di rinunciare a viaggiare: chiede solo di farlo con più attenzione a dove e quando. Se vuoi passare dalla teoria alla pratica, il punto di partenza sono sette regole concrete per evitare l'overtourism.