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Piemonte nascosto: borghi fuori dai circuiti tra valli occitane e Monferrato

Borghi nascosti del Piemonte: valli occitane, Valsesia, Monferrato e Canavese lontano da Langhe e Torino, con tappe concrete da raggiungere.

Piemonte nascosto: borghi fuori dai circuiti tra valli occitane e Monferrato

Quando si parla di Piemonte la mente corre subito a Torino, alle colline UNESCO delle Langhe e alle file davanti alle cantine di Barolo. Ma basta spostare lo sguardo di pochi chilometri per trovare borghi nascosti del Piemonte che restano vuoti anche ad agosto: valli alpine dove si parla ancora occitano, abbazie romaniche perse tra i vigneti del Monferrato, sacri monti che salgono nel bosco senza una sola comitiva. Questa guida raccoglie le tappe che usiamo per costruire un viaggio in Piemonte diverso, ordinate per zona, con un motivo concreto per fermarsi in ognuna.

Cominciamo dall'ovest, le valli occitane della provincia di Cuneo. Qui la lingua d'oc dei trovatori sopravvive in paesi minuscoli come Ostana ed Elva, in Val Maira e Valle Po, dove le case in pietra e lose guardano il Monviso e d'inverno si svuotano quasi del tutto. È la stessa cultura che attraversa il "Percorso Occitano", trekking di 177 km su quattordici tappe in Val Maira: si dorme in posti tappa di famiglia e si cammina per ore senza incontrare nessuno. Più a sud, dove le Alpi Liguri sfumano nelle Langhe, c'è Garessio, borgo termale della Val Tanaro circondato da castagneti: acque minerali note da secoli e un centro storico medievale che il turismo termale di massa ha dimenticato.

Saliamo poi a nord, in Valsesia, la valle che incide il versante piemontese del Monte Rosa. Ad Alagna la comunità Walser, arrivata dal Vallese nel Medioevo, ha lasciato le straordinarie case di legno della frazione di Pedemonte, con i ballatoi per essiccare la segale ancora al loro posto. Da lì si parte per i Laghi Tailly e la Val d'Otro, un anfiteatro di pascoli e specchi d'acqua che resta selvaggio proprio perché ci si arriva solo a piedi. A fondovalle, sopra Varallo, c'è il Sacro Monte di Varallo: il più antico dei sacri monti alpini, oltre quaranta cappelle affrescate e popolate di statue a grandezza naturale, eppure quasi sempre tranquillo rispetto ai santuari più famosi del Nord.

Lo stesso vale per il Sacro Monte di Belmonte, patrimonio UNESCO come quello di Varallo ma molto meno frequentato, affacciato sul Canavese: un percorso devozionale nel bosco con vista che spazia dalla pianura alle Alpi. Sempre verso la Val di Susa merita una deviazione la Sacra di San Michele, abbazia simbolo del Piemonte arroccata sul monte Pirchiriano: lo Scalone dei Morti e il portale dello Zodiaco valgono da soli la salita, e fuori dai weekend di alta stagione si visita con calma.

Spostandoci a est si entra nel Monferrato, terra di colline coltivate e di pietra da cantoni. Tra Asti e la collina torinese si nasconde l'Abbazia di Vezzolano, uno dei capolavori del romanico piemontese: chiostro, jubé scolpito e atmosfera di silenzio assoluto, a pochi minuti da strade che nessuno percorre per turismo. Nell'Alto Monferrato, vicino ad Acqui Terme, la Pieve di San Pietro conserva un campanile ottagonale e una semplicità che racconta più di tante chiese blasonate. Al confine tra Langa astigiana e Monferrato c'è poi Mombaldone, borgo d'arenaria arroccato sulla Bormida, uno dei più belli della zona e quasi sconosciuto al turismo. Chi ama gli scorci più rurali può aggiungere Cella Monte e Ozzano, paesi degli infernot, le cantine scavate nella pietra da cantoni e oggi patrimonio UNESCO.

Anche Torino, infine, ha angoli che sfuggono al circuito musei-Mole. I cortili segreti del Quadrilatero Romano si aprono dietro portoni che la gente passa senza notare, mentre il Borgo Medievale del Valentino è una ricostruzione ottocentesca affacciata sul Po, gratuita e perfetta per una passeggiata lenta.

Qualche consiglio pratico. Le valli occitane e la Valsesia danno il meglio da maggio a ottobre, quando i sentieri sono liberi dalla neve; il Monferrato e il Canavese si visitano tutto l'anno, ma in autunno aggiungono vendemmia e foliage. Per le valli serve l'auto, mentre Sacra di San Michele, Vezzolano e i sacri monti si raggiungono con brevi deviazioni dalle direttrici principali. Costruito così, un itinerario nel Piemonte nascosto unisce montagna, romanico e cultura occitana in pochi giorni, senza mai mettersi in coda.

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