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Overtourism a Firenze e nelle città d'arte italiane

Overtourism a Firenze: i dati su presenze, affitti brevi e residenti, e come visitare l'arte toscana evitando le code.

Overtourism a Firenze e nelle città d'arte italiane

Parlare di **overtourism a Firenze** non significa lamentarsi di qualche fila in più davanti agli Uffizi. Significa fare i conti con numeri che hanno cambiato la fisionomia della città. Nel 2025 il capoluogo toscano ha contato oltre 11 milioni di presenze ufficiali a fronte di circa 362.000 residenti: quasi 13 turisti per ogni abitante. È questo squilibrio, più del numero assoluto di visitatori, a definire il fenomeno.

Il motore principale è il mercato degli affitti brevi. Secondo l'Osservatorio Turistico Regionale, nel 2025 le locazioni turistiche brevi registrate a Firenze sono circa 16.900 e coprono il 56% di tutti i posti letto della città. Gli annunci sono passati da circa 150 nel 2012 a oltre 12.000, l'84% dei quali interi appartamenti e più del 70% concentrati nel centro storico. Lo studio coordinato dal professor Filippo Celata (Sapienza), commissionato dal Comune, fotografa punte estreme: nella zona delle Coste gli immobili a uso turistico arrivano al 473% rispetto alle abitazioni in affitto tradizionale.

Le conseguenze ricadono su chi a Firenze ci vive. In vent'anni il centro ha perso circa 30.000 residenti. Una nota IRPET (38/2024) stima che ogni +10% di annunci Airbnb nel centro storico spinga i prezzi residenziali di circa 82 €/m²; oggi un under 35 può arrivare a destinare il 60% dello stipendio all'affitto. E la rendita è concentrata: l'associazione Progetto Firenze ha calcolato nel 2025 che l'8% degli host gestisce il 41% degli annunci, smentendo la figura del piccolo proprietario.

Di fronte a questi dati il Comune è intervenuto. Dopo una prima delibera del 2023 bocciata dal TAR per un vizio formale, nel luglio 2024 è stato approvato il divieto di registrare nuovi affitti brevi nell'area UNESCO. Il regolamento organico, esecutivo dal 31 maggio 2025, ha aggiunto autorizzazioni quinquennali, il divieto di keybox sulle facciate e una deroga triennale per chi era già attivo nel 2024. Nel 2026 il blocco è stato esteso a nove zone esterne (da Campo di Marte a Rifredi) per contrastare l'effetto spillover verso i quartieri limitrofi. Misure pionieristiche in Italia, ma il cui impatto reale è ancora oggetto di dibattito.

Firenze non è un caso isolato: è il prototipo della città d'arte italiana sotto pressione, come Venezia e, in scala diversa, Pisa o San Gimignano. La buona notizia è che la concentrazione dei flussi è anche un'opportunità. La folla si addensa su pochissimi punti — Duomo, Ponte Vecchio, piazzale Michelangelo — lasciando respiro a tutto il resto.

Dentro Firenze stessa esistono capolavori a pochi passi dalle code. Il Chiostro dello Scalzo, con il ciclo monocromo di Andrea del Sarto, e l'orto botanico e i cortili di San Marco, a due passi dall'Accademia, mostrano un'altra città. Chi vuole arte senza biglietti contingentati trova spunti nella nostra guida invece degli Uffizi.

Allargando lo sguardo alla Toscana, l'arte si distribuisce su un territorio vastissimo. La nostra raccolta invece della Torre di Pisa e l'itinerario tra i borghi toscani oltre le mete classiche raccolgono decine di alternative concrete. Un esempio per tutti: l'abbazia gotica senza tetto di San Galgano, con la sua spada nella roccia, restituisce un senso di scoperta che il centro di Firenze fatica a offrire in alta stagione.

Spostandosi a sud, la Maremma e l'area del tufo sono il contraltare delle città d'arte. Le terme libere di Saturnia all'alba, prima dell'arrivo dei pullman, i corridoi etruschi delle Vie Cave di Sovana e il volto meno fotografato di Pitigliano raccontano una regione plurale. Più appartati, il borgo murato di Pereta e il delirante castello orientalista di Sammezzano nel Valdarno completano il quadro.

Per chi vuole pianificare un viaggio diverso, due punti di partenza utili: l'itinerario etrusco tra Lazio, Toscana e Umbria e, in autunno, le sagre di castagne, funghi e tartufo. Visitare Firenze resta legittimo e bellissimo: il punto è quando andarci (la bassa stagione cambia tutto) e quanto spazio lasciare al territorio intorno. Distribuire i passi è già un modo di prendersi cura della città.

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