Invece dell'Alhambra: l'altra Andalusia e la Spagna islamica meno nota
Alternativa all'Alhambra di Granada: Medina Azahara, Almería, l'Aljafería e i borghi andalusíes dove l'arte islamica si visita senza file.
L'Alhambra di Granada supera i due milioni di visitatori l'anno e i biglietti per i Palazzi Nasridi finiscono con settimane di anticipo, con ingressi a orario fisso che lasciano pochi minuti per ogni stanza. Se cerchi un'alternativa all'Alhambra di Granada, la notizia è che al-Andalus ha lasciato in tutta la Spagna palazzi, fortezze e città-giardino dove l'arte islamica si legge con la stessa intensità, ma senza turni contingentati. Ecco dove andare, partendo proprio dall'Andalusia.
A soli 7 km da Córdoba sorge Medina Azahara (Madinat al-Zahra), la città-palazzo che il califfo Abd al-Rahman III fece edificare dal 936 come capitale del Califfato. Saccheggiata appena settant'anni dopo durante la guerra civile e poi usata come cava, restò sepolta per quasi mille anni. È il più grande sito archeologico della Spagna (Patrimonio UNESCO dal 2018) e ne è stato scavato solo il 10% circa: ciò che vedi è urbanistica califfale pura, mai sovrascritta. Qui nascono i cortili a giardino simmetrico, gli antenati dei riad che l'Alhambra erediterà; l'ingresso è gratuito per i cittadini UE e si raggiunge con una navetta dal museo a valle. Abbinala alla Mezquita e avrai capito al-Andalus meglio che in coda a Granada.
Sulla costa, l'Alcazaba di Almería è dopo l'Alhambra la più estesa costruzione musulmana della penisola: 1.430 metri di mura, tre recinti che salgono a picco sul mare, fondati ancora da Abd al-Rahman III. Set di "Indiana Jones e l'ultima crociata" e di "Game of Thrones", resta sorprendentemente tranquilla. Più a ovest, l'Alcazaba di Málaga e i bagni arabi di Ronda completano un itinerario andaluso che ignora del tutto le folle granadine.
La Spagna islamica, però, non finisce in Andalusia. A Saragozza l'Aljafería è il palazzo islamico più settentrionale d'Europa e l'unico grande edificio di epoca taifa rimasto: costruito nell'XI secolo dal re hudí al-Muqtadir come residenza di piacere, conserva arcate polilobate, un cortile con vasche e un mihrab con arco a ferro di cavallo ispirato a Córdoba. Da qui si sale verso Teruel per Albarracín: il nome stesso viene dai berberi Banu Razin, che vi governarono una piccola taifa, e quel labirinto di vicoli color terra-rosa sopra il Guadalaviar è in fondo il loro lascito urbanistico.
Spostandosi verso La Mancia, Cuenca fu la andalusina Kunka, roccaforte musulmana fino alla conquista cristiana del 1177: le case appese al precipizio occupano lo sperone che i suoi difensori avevano scelto per la sua inespugnabilità. La stessa logica di frontiera spiega Maderuelo, borgo murato sul Duero segoviano, una delle linee dove cristiani e musulmani si contesero il territorio per secoli.
In Catalogna la traccia andalusina è più rara ma intensa. Siurana, balcone di roccia rossa sopra il Priorat, fu l'ultimo bastione musulmano catalano: il castello di Hisn Xibrana, su un dirupo a 737 metri, cadde solo nel 1153 dopo un lungo assedio per fame, cinque anni dopo Tortosa. Oggi è mecca dell'arrampicata, ma il suo profilo inaccessibile racconta ancora perché resistette così a lungo. A Girona, i Banys Àrabs (in realtà romanici, del 1194, battezzati "arabi" solo nell'Ottocento) mostrano quanto a fondo l'estetica andalusina avesse permeato la penisola.
Per chiudere il viaggio, vale la pena fermarsi nelle grandi città con occhio diverso. A Madrid il quartiere de La Latina conserva la memoria della vecchia morería: lì si nasconde il Jardín del Príncipe de Anglona, orto recintato della Plaza de la Paja, mentre ai margini est della capitale El Capricho offre il giardino storico più curato della città. A Barcellona, nel Barri Gòtic, le quattro colonne del Tempio di Augusto ricordano lo strato romano sotto a tutto, e sopra il porto il giardino di cactus di Montjuïc regala la vista che ti aspetteresti da un mirador moresco. Spingendoti a nord-ovest, infine, Las Médulas chiude il cerchio sulle molte Spagne stratificate, ben oltre la cartolina dell'Alhambra.
Il periodo migliore è la primavera e l'inizio autunno: l'entroterra andaluso e aragonese supera spesso i 40 gradi in piena estate, e proprio nei mesi caldi i monumenti più noti sono anche i più affollati.