Libri sul viaggio lento e alternativo: slow travel, cammini e undertourism
Libri su slow travel, cammini e viaggio a piedi: titoli e autori da leggere, con itinerari nei borghi e nella natura italiana.
Esiste una libreria intera che racconta perché vale la pena rallentare, e quasi sempre lo fa partendo da una scelta minima: muoversi a piedi, in treno, seguendo un sentiero invece di un'autostrada. I libri sul viaggio lento e lo slow travel non sono manuali da escursionista, ma compagni di lettura che cambiano il modo di guardare una strada, un crinale, un paese di poche case. Ne ho raccolti alcuni, tutti reperibili in italiano, che dialogano bene con il modo in cui raccontiamo le mete su questo sito.
Il punto di partenza naturale è la filosofia del camminare. "Andare a piedi. Filosofia del camminare" di Frédéric Gros (Garzanti) ricostruisce il passo di Nietzsche, Rousseau, Rimbaud e Gandhi per spiegare come il pensiero nasca dal movimento. Sulla stessa linea c'è "Camminare. Un gesto sovversivo" di Erling Kagge (Einaudi): l'esploratore norvegese trasforma la rinuncia alla velocità in un atto quotidiano, alla portata di chiunque scelga il marciapiede invece dell'auto. Più letterario e profondo è "Le antiche vie. Un elogio del camminare" di Robert Macfarlane (Einaudi), che percorre quasi duemila chilometri di tracciati dimenticati tra Inghilterra, Scozia e Tibet, dimostrando come ogni sentiero porti con sé una storia. A questi aggiungo "Storia del camminare" di Rebecca Solnit (Bruno Mondadori) e "Il mondo a piedi. Elogio della marcia" di David Le Breton (Feltrinelli), due saggi che danno spessore culturale a un gesto che diamo per scontato.
Chi preferisce il racconto di viaggio vero e proprio trova in Paolo Rumiz un riferimento italiano solido. "La leggenda dei monti naviganti" (Feltrinelli) risale Alpi e Appennini al ritmo dei paesi minori, mentre "Appia" segue a piedi la regina delle strade romane: due libri che danno voglia di salire verso luoghi come Anghiari, nella Valtiberina toscana, dove la fatica della salita fa parte dell'arrivo. Sul fronte dei cammini, "Il sentiero degli dei" di Wu Ming 2 (Ediciclo) racconta la traversata appenninica da Bologna a Firenze unendo storia e passo lento, e fa pensare ai percorsi che portano a un'abbazia che si conquista solo camminando come San Pietro al Monte o ai crinali silenziosi del Santuario della Guardia sul Monte Figogna.
Per chi ama l'idea del cammino come legame con la terra restano fondamentali due classici della letteratura di viaggio: "Le vie dei canti" di Bruce Chatwin (Adelphi), che fa del camminare aborigeno una mappa del mondo, e "In Patagonia" dello stesso autore. Sono libri che si leggono pensando agli antichi tratturi della transumanza, gli stessi che si ritrovano nel Molise tra l'Eremo di Sant'Egidio e i tratturi del Matese. Aggiungo "Camminare nei boschi" non come titolo ma come sensibilità: la stessa che muove "Sentieri nel ghiaccio" di Werner Herzog (Guanda), diario ostinato di una marcia invernale da Monaco a Parigi.
La natura selvatica ha una sua sezione. "La montagna vivente" di Nan Shepherd (Ponte alle Grazie) è una meditazione sui Cairngorm scozzesi che insegna a entrare in un paesaggio invece di conquistarlo: una lettura ideale prima di addentrarsi in una foresta intatta come Sasso Fratino, in Romagna, o tra le pareti della gola di Vikos, in Grecia e i laghi neri del Durmitor, in Montenegro. Anche le valli alpine meno battute, come quelle dell'Anello dei tre laghi in Valsesia, prendono un altro senso dopo questi libri, così come l'arrivo all'alba alla Cascata del Mulino di Saturnia, prima dei pullman.
Il viaggio lento, infine, è anche una questione di mezzi. "Un indovino mi disse" di Tiziano Terzani (TEA) nasce dalla decisione di non prendere aerei per un anno intero: un esperimento che riscopre treni, navi e tempi distesi. È la stessa idea che proponiamo quando suggeriamo di muoversi con i treni notturni per attraversare l'Europa senza fretta, magari per raggiungere borghi di confine come Sauris, nelle Alpi friulane o la ricostruita Venzone, fino al Sud arroccato di Gangi, sulle Madonie.
Letti insieme, questi libri non danno itinerari pronti: insegnano un ritmo. E quel ritmo, una volta acquisito, è esattamente ciò che rende l'undertourism non una rinuncia, ma un modo più ricco di viaggiare. Mettetene uno nello zaino e partite verso il borgo o il sentiero che vi incuriosisce di più.