Borghi che rischiano di sparire: i paesi fantasma e abbandonati d'Italia
Guida ai borghi abbandonati e ai paesi fantasma d'Italia: frane, terremoti e spopolamento da Craco a Poggioreale, e i borghi che resistono.
Parlare di borghi abbandonati e paesi fantasma in Italia significa attraversare un atlante di frane, terremoti e migrazioni. Sono centinaia i centri storici svuotati nel Novecento: case lasciate con i mobili dentro, chiese senza tetto, vicoli che reggono ancora l'intonaco. Non sono scenografie nate per il turismo, ma cicatrici precise di eventi datati. Capirne le cause aiuta a visitarli con rispetto e a leggere, dietro la suggestione, una storia di fragilità del territorio che riguarda ancora oggi l'Appennino e le aree interne del Sud.
Il caso più noto è la Basilicata. Craco sorge su una collina di argilla nei calanchi del Materano: dopo la frana del 1963, l'alluvione del 1972 e il terremoto del 1980, gli ultimi abitanti furono trasferiti a valle e il vecchio paese, che contava quasi duemila persone, non fu mai ripopolato. Oggi si visita solo con visita guidata e casco, perché la statica resta precaria. È stato set di film come Quantum of Solace e La passione di Cristo, ed è nella lista del World Monuments Fund dal 2010. Poco distante, lungo i calanchi del confino di Carlo Levi, Aliano racconta la versione lenta dello stesso fenomeno: non l'abbandono di colpo, ma lo spopolamento che svuota una comunità decennio dopo decennio.
La Sicilia conserva il paese fantasma più esteso d'Italia. La notte del 14 gennaio 1968 il terremoto del Belice rase al suolo diversi comuni: Poggioreale Antica fu evacuata e ricostruita a valle, lasciando in piedi il corso, il teatro, i palazzi nobiliari e i prospetti delle case, fermi a quella data. Tornatore vi girò alcune scene di Nuovo Cinema Paradiso. Dopo decenni di degrado, parte del borgo è stata messa in sicurezza con fondi PNRR e nel 2026 ha riaperto in modo regolamentato ai visitatori. È la prova che un paese fantasma non è per forza condannato all'oblio.
In Abruzzo, sopra la valle del Sangro, c'è Buonanotte: il vecchio nome del comune oggi chiamato Montebello sul Sangro. Lo spopolamento, iniziato negli anni Cinquanta e accelerato dalle frane, portò all'abbandono definitivo nel 1969. Dentro le case restano mobili e oggetti quotidiani; da qualche anno il progetto "Buonanotte Contemporanea" porta arte e installazioni tra i ruderi, un modo per tenere viva la memoria senza fingere una ricostruzione.
Nel Cilento, Roscigno Vecchia fu dichiarata inabitabile a inizio Novecento per il dissesto del terreno e ricostruita più in alto. La piazza con la fontana e la chiesa è rimasta intatta, tanto da essere considerata un "paese museo" dell'Italia contadina di primo Novecento: per anni vi è rimasto un solo abitante, custode involontario del luogo. Nel Lazio, vicino a Viterbo, Celleno Vecchia si erge su uno sperone di tufo rosso: terremoti, frane e malaria spinsero la popolazione a fondare il nuovo abitato, e oggi il borgo antico è recuperato e visitabile, con il castello Orsini affacciato sui calanchi.
Accanto ai paesi interamente svuotati ci sono i borghi mutilati: centri ancora vivi che custodiscono un quartiere abbandonato. A Tursi, in Basilicata, la Rabatana di origine saracena resta aggrappata ai calanchi mentre il paese è sceso a valle; lo stesso accade a Sutera, in Sicilia, con il rione arabo del Rabato sotto la rupe. In Irpinia, Bisaccia porta i segni del terremoto del 1980, che spostò gran parte della vita nel paese nuovo e lasciò silenzioso il borgo medievale attorno al castello ducale.
Non tutte le storie finiscono nell'abbandono. Civitacampomarano, borgo molisano quasi svuotato, ha invertito la rotta diventando capitale della street art con il festival CVTà. Mombaldone, in Piemonte, resiste come piccolo nucleo d'arenaria sulla Bormida. E Venzone, in Friuli, raso al suolo dal terremoto del 1976, è stato ricostruito pietra su pietra con tecniche di anastilosi: il rovescio esatto del paese fantasma.
L'elenco potrebbe continuare con luoghi non trattati qui: Romagnano al Monte e Apice Vecchia in Campania, Pentidattilo in Calabria, Balestrino in Liguria, Consonno in Brianza, o Fabbriche di Careggine, riemersa dal lago artificiale toscano quando viene svuotato. Visitateli nelle mezze stagioni, quando i calanchi sono asciutti e la luce è radente: la primavera e l'autunno restano i periodi migliori per percorrerli senza il caldo che spacca l'argilla né il fango invernale.