Roscigno, Campania, Italia

Roscigno Vecchia, il paese-museo abbandonato dove il tempo si è fermato

Nel cuore del Cilento un intero borgo svuotato dalle fragilità del terreno è rimasto fermo a inizio Novecento: case, stalle e una piazza intatta che oggi si visitano senza folla.

Roscigno Vecchia, il paese-museo abbandonato dove il tempo si è fermato

Foto: Dэя-Бøяg (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons

Ci sono luoghi che non sono diventati famosi, e altri che hanno semplicemente smesso di vivere. Roscigno Vecchia, nell'entroterra del Cilento in provincia di Salerno, appartiene alla seconda categoria. All'inizio del Novecento il terreno instabile su cui sorgeva il paese costrinse gli abitanti a trasferirsi poco più a nord, dove nacque l'attuale Roscigno. Il vecchio borgo non venne demolito: rimase lì, fermo, come una fotografia di pietra di un mondo contadino che altrove è scomparso.

Si arriva percorrendo strade strette tra i boschi del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, riconosciuto patrimonio UNESCO. Poi, all'improvviso, le case. Si cammina lungo vicoli silenziosi, tra muri di pietra viva, portoni di legno e stalle al piano terra. Al centro di tutto c'è Piazza Giovanni Nicotera, con la sua fontana circolare in pietra, gli abbeveratoi e la chiesa che la domina. Qui non ci sono insegne, vetrine, traffico: solo il fruscio del vento e qualche gallina.

Quello che rende Roscigno Vecchia diverso da un comune rudere è la sua integrità. Le abitazioni ospitano il Museo della Civiltà Contadina, con centinaia di oggetti originali che raccontano i cicli del grano, della vite, dell'olio e della lana. Non è una ricostruzione: è il paese stesso, lasciato com'era. Per anni l'unico residente è stato Giuseppe Spagnuolo, custode e memoria vivente del borgo, una presenza che ha tenuto vivo il luogo quando tutti se n'erano andati.

È una meta per chi cerca il contrario dell'overtourism. Niente code, niente biglietti contingentati, niente selfie ammassati: si può attraversare l'intero borgo incontrando pochissime persone. Vale la pena fermarsi, sedersi sul bordo della fontana, ascoltare il silenzio e capire cosa significava davvero la vita di un paese di montagna prima dello spopolamento.

Per visitarlo scegliete primavera o inizio autunno, quando la luce è morbida e il caldo non opprime. Portate scarpe comode, rispettate le case e i pochi abitanti della zona, e prendetevi il tempo che il luogo chiede. Roscigno Vecchia non si attraversa di corsa: si ascolta.

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