Basilicata

Melfi: il castello normanno-svevo e i segreti del Vulture

Antica capitale normanna dominata da un possente castello e circondata dai vigneti dell'Aglianico, Melfi è la porta d'ingresso al Monte Vulture, vulcano spento e scrigno di biodiversità.

Melfi: il castello normanno-svevo e i segreti del Vulture

Quando Federico II di Svevia scelse Melfi come una delle sue residenze preferite e vi promulgò le Constitutiones Augustales nel 1231, il primo codice legislativo laico del mondo occidentale, questa città arroccata ai piedi del Monte Vulture era già un crocevia di potere e cultura da quasi due secoli. Qui i papi avevano indetto ben cinque concili, qui Roberto il Guiscardo era stato investito duca di Puglia e Calabria, qui la storia del Mezzogiorno aveva preso pieghe decisive. Oggi Melfi conserva intatte le tracce di quella grandezza, ma la folla — quella no, non c'è mai.

Il Castello di Melfi è il primo impatto con la città e toglie il fiato. Dieci torri, un perimetro murario che abbraccia l'intero colle, fossati e ponti levatoi: è uno dei più grandi e meglio conservati castelli normanni dell'Italia meridionale. All'interno, il Museo Archeologico Nazionale del Melfese custodisce il Sarcofago di Rapolla, un capolavoro dell'arte funeraria romana del II secolo d.C. raffigurante una donna distesa su un triclinio, di una delicatezza che commuove. Le sale del museo raccontano la storia del territorio dalla preistoria all'età medievale con un allestimento sobrio ed efficace.

Dal castello, scendendo per le strade del centro storico, si incontra la Cattedrale di Santa Maria Assunta, fondata nel 1076 dal normanno Roberto il Guiscardo. Il campanile, alto e slanciato, è visibile da tutta la piana circostante. L'interno, rimaneggiato nei secoli, conserva un soffitto a cassettoni dorato del XVII secolo e un crocifisso ligneo medievale di intensa espressività. Proseguendo lungo via Normanni, ci si imbatte in palazzi nobiliari dai portali in pietra lavica del Vulture, una pietra scura e porosa che conferisce alla città un carattere severo e affascinante.

Ma Melfi è soprattutto la porta d'ingresso al Monte Vulture, l'unico vulcano spento dell'Italia meridionale orientale. Questo antico edificio vulcanico, la cui ultima eruzione risale a circa 130.000 anni fa, ha regalato alla zona suoli di straordinaria fertilità che producono uno dei grandi vini rossi italiani: l'Aglianico del Vulture DOCG. Le cantine della zona meritano una visita dedicata: la Cantina di Venosa, Paternoster e Basilisco offrono degustazioni con vista sui vigneti che salgono lungo i fianchi del vulcano.

Da Melfi, una strada panoramica di circa venti chilometri conduce ai Laghi di Monticchio, due specchi d'acqua color smeraldo incastonati nei crateri gemelli del Vulture. Il Lago Piccolo è quello più suggestivo, con l'Abbazia di San Michele che si riflette nelle acque immobili. Il bosco circostante è un'oasi di biodiversità: faggi, castagni e querce secolari ospitano la Bramea, una rara farfalla notturna endemica scoperta qui nel 1963 e diventata simbolo del parco. Un sentiero ad anello di circa due ore permette di circumnavigare entrambi i laghi, tra felci giganti e sorgenti di acqua minerale.

Per mangiare a Melfi, la Locanda di Federico in via Normanni è il riferimento gastronomico della città. Lo chef lavora con ingredienti del territorio — funghi cardoncelli, salsiccia di maiale nero lucano, olive di Ferrandina — creando piatti che reinterpretano la tradizione con mano leggera. Imperdibili gli strascinati con ragù di castrato e i peperoni cruschi, quei peperoni rossi essiccati al sole e fritti in olio bollente che sono il simbolo della cucina lucana. Per uno spuntino veloce, il Panificio Grieco in piazza Duomo sforna pane e focacce dal 1920.

Melfi si raggiunge dall'A16 Napoli-Bari (uscita Candela, poi SS303) o dalla E847 Basentana (uscita Potenza Nord, poi SS93). Da Napoli sono circa 150 chilometri, poco meno di due ore. La stazione ferroviaria è sulla linea Foggia-Potenza, con alcuni treni regionali al giorno.

Per il pernottamento, il Relais La Fattoria, in un casale restaurato nelle campagne tra Melfi e Rapolla, offre camere con vista sul Vulture, piscina e una cucina dell'agriturismo che vale da sola il viaggio. I mesi migliori per visitare Melfi e il Vulture sono la primavera e l'autunno, quando i vigneti si tingono di verde brillante o di rosso fuoco e le temperature invitano alle escursioni. In ottobre, durante la vendemmia dell'Aglianico, molte cantine aprono le porte per giornate di raccolta e degustazione.

Melfi è un luogo che costringe a riscrivere la mappa mentale dell'Italia. Una città dove si calpestano le stesse pietre di Federico II, si beve un vino che rivaleggia con i migliori Barolo, e non si incontra un solo gruppo organizzato. Se questo non è undertourism, niente lo è.

Info pratiche

Qual è il periodo migliore per visitare Melfi?

Il periodo consigliato è aprile, maggio, giugno, settembre e ottobre, quando è meno affollata.

Melfi è affollata?

Melfi è una meta quasi deserta rispetto alle destinazioni più turistiche.

Dove si trova Melfi?

Melfi si trova in Basilicata.

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