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Abruzzo in 3 giorni a ritmo lento: i borghi del Gran Sasso fuori dalle folle

Itinerario di 3 giorni tra i borghi del Gran Sasso e della Maiella: Rocca Calascio, Castelli, eremi nella pietra e templi sanniti, senza code.

Abruzzo in 3 giorni a ritmo lento: i borghi del Gran Sasso fuori dalle folle

Costruire un **itinerario di 3 giorni in Abruzzo tra i borghi** non è una corsa a tappe: qui il valore sta nel rallentare. Il Gran Sasso aquilano si visita meglio con un'auto, soste lunghe e un programma che lascia spazio agli imprevisti. Questa traccia parte dai borghi d'altura della Baronia di Carapelle e poi scende verso la Maiella e le valli interne, dove le presenze turistiche restano contenute anche in alta stagione. Tre giorni bastano per capire il ritmo del massiccio senza riempire ogni ora.

**Giorno 1 — I borghi d'altura del Gran Sasso.** Si comincia da Santo Stefano di Sessanio, con la sua pietra calcarea chiara e la lenticchia presidio Slow Food coltivata sui terrazzamenti. Da qui si sale a Calascio e alla sua rocca: Rocca Calascio è una delle fortezze più alte d'Italia, a 1.460 metri, con quattro torri cilindriche e, poco sotto, la chiesa ottagonale di Santa Maria della Pietà. È stata set di "Ladyhawke" e "Il Nome della Rosa", ma a metà mattina o nel tardo pomeriggio si cammina ancora in pace. Il pomeriggio è per Campo Imperatore, l'altopiano glaciale soprannominato il Piccolo Tibet d'Abruzzo: il Corno Grande riflesso nel Lago di Pietranzoni vale la deviazione. Chiudete a Castel del Monte o a Castelvecchio Calvisio, borghi della transumanza con case-torri e vicoli stretti. Per cena, gli arrosticini lungo la strada di Campo Imperatore sono un classico onesto.

**Giorno 2 — Dalla ceramica di Castelli agli eremi della Maiella.** Sul versante teramano del massiccio si raggiunge Castelli, capitale della maiolica abruzzese fin dal Medioevo: nelle botteghe del centro si lavora ancora a mano, e fuori dal paese la chiesa di San Donato custodisce un soffitto interamente maiolicato che Carlo Levi chiamò "la cappella Sistina della maiolica". Nel pomeriggio si scende verso la Maiella, dove la pietra cambia funzione e diventa preghiera. La prima sosta è l'abbazia benedettina di San Liberatore a Maiella, immersa nei boschi di Serramonacesca, con il suo pavimento a mosaico dell'XI secolo. Poco distante, sopra Roccamorice, l'Eremo di San Bartolomeo in Legio è una cella celestiniana letteralmente scolpita nella parete di roccia della Majella: ci si arriva a piedi in pochi minuti, lungo un sentiero che si affaccia sul vallone. Portate scarpe adatte e calcolate la luce: nel tardo pomeriggio la facciata si accende.

**Giorno 3 — Le valli interne, tra calanchi e Sanniti.** L'ultima giornata lascia la quota per scendere nelle valli del Sangro e del Trigno, dove il paesaggio si fa argilloso. A Montebello sul Sangro sopravvive Buonanotte, un abitato svuotato e poi bloccato da una frana negli anni Sessanta: oggi è un percorso tra rovine e installazioni d'arte affacciate sui calanchi, da visitare con prudenza e rispetto. Si conclude più a sud, dove la storia precede di molto i borghi medievali: a Schiavi d'Abruzzo si trovano due templi italici di età sannita, un grande santuario e uno più piccolo affacciati sulla valle del Trigno. Il colpo d'occhio sui monti, da quelle gradinate in pietra, ripaga il viaggio fino in fondo alla regione.

**Come muoversi e quando andare.** L'auto è indispensabile: i borghi sono in area montana e i mezzi pubblici sono rari. Tra Santo Stefano, Calascio e Rocca Calascio in stagione esiste talvolta una navetta, ma per collegare le tre giornate serve il proprio mezzo. Il periodo migliore va da maggio a giugno e da settembre a ottobre, quando le temperature sono miti e i colori più nitidi; l'estate è ottima per il trekking in quota, mentre d'inverno la neve può chiudere le strade del Gran Sasso e Campo Imperatore si raggiunge solo con la funivia da Fonte Cerreto. Ricordate che dentro il Parco Nazionale non si campeggia: meglio prenotare un B&B in uno dei borghi e usarlo come base.

In tre giorni non vedrete tutto l'Abruzzo interno, e va bene così. Un itinerario lento tra questi borghi funziona proprio perché concede tempo a ogni luogo: una fortezza al tramonto, un eremo nella roccia, una valle di calanchi al mattino. Sono distanze brevi sulla carta ma curve lente nella realtà, ed è esattamente questo il loro pregio.

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