Schiavi d'Abruzzo: i templi italici dimenticati tra i monti del Trigno
Sul Colle della Torre, affacciati sulla valle del Trigno, due templi sanniti di oltre duemila anni resistono al silenzio: un santuario poco noto dove la storia antica si visita quasi in solitudine.
Foto: Ccirulli (Public domain) — Wikimedia Commons
Ci sono luoghi in Italia dove la grande storia antica non si fa coda né biglietto a tempo. Uno di questi è il santuario italico di Schiavi d'Abruzzo, in provincia di Chieti, arroccato in localita Colle della Torre tra i monti che scendono verso la valle del Trigno. Qui, lontano dalle rotte battute, due templi di epoca sannita continuano a guardare le montagne come facevano oltre duemila anni fa.
Il complesso si compone di due edifici affiancati. Il tempio piu grande, di circa 21 per 11 metri, risale tra la fine del III e l'inizio del II secolo a.C. e conserva il basamento e la scalinata frontale che saliva verso la cella. Accanto, all'inizio del I secolo a.C., fu aggiunto un secondo tempio piu piccolo, privo di podio, preceduto da un altare. Il santuario fu frequentato in modo discontinuo fino al IV secolo d.C.; una frana nel XIV secolo ne segno l'abbandono definitivo.
Cio che colpisce non e solo l'antichita delle pietre, ma il contesto. Il sito è immerso nel verde, con i resti delle mura e delle gradinate che emergono dall'erba, e davanti lo sguardo corre libero sulle valli e sui crinali appenninici. Non ci sono folle, transenne fitte o megafoni: spesso si cammina tra i basamenti in compagnia solo del vento e dei rumori della campagna.
Visitarlo è un piccolo gesto di turismo lento. Il borgo di Schiavi d'Abruzzo è uno dei tanti paesi interni che lottano contro lo spopolamento, e arrivare fin quassu significa portare attenzione, e qualche presenza, a un territorio che ne ha bisogno. Conviene informarsi prima sugli orari di apertura dell'area e prevedere scarpe comode: la strada sale e il sito è in pendio.
Chi cerca un'alternativa autentica ai grandi parchi archeologici affollati trova qui un'esperienza rara: storia millenaria, paesaggio severo e silenzio. Un santuario che premia chi ha la curiosita di salire fin dove finiscono le strade e comincia la memoria degli Italici.