Calabria

Civita, il borgo arbëreshë sospeso sul canyon del Raganello

Nel cuore del Pollino, Civita è un villaggio di origine albanese dove le case hanno occhi e il dialetto profuma di Balcani. Un luogo fuori dal tempo, affacciato su uno dei canyon più spettacolari d'Italia.

Civita, il borgo arbëreshë sospeso sul canyon del Raganello

Ci sono luoghi in Italia dove il tempo sembra essersi fermato non per negligenza, ma per scelta consapevole. Civita è uno di questi. Arroccato su uno sperone roccioso che domina le Gole del Raganello nel Parco Nazionale del Pollino, questo minuscolo borgo di circa ottocento anime custodisce una delle eredità culturali più affascinanti del Meridione: quella arbëreshë, ovvero delle comunità albanesi che trovarono rifugio in Calabria a partire dal XV secolo, fuggendo dall'avanzata ottomana.

Per raggiungere Civita si percorre la SS105 dal bivio di Castrovillari oppure si risale dalla costa ionica, attraverso Trebisacce e Francavilla Marittima. In entrambi i casi, l'arrivo è un colpo al cuore: il borgo appare all'improvviso, aggrappato alla roccia, con le sue case in pietra che sembrano crescere organicamente dal terreno. Ed è proprio nelle case che si nasconde il primo incanto. Molte abitazioni presentano delle aperture disposte in modo da formare un volto umano: due finestre come occhi, una porta come bocca. Sono le famose "case kodra", chiamate così in onore del pittore albanese Ibrahim Kodra che per primo le notò e le rese celebri. Passeggiando per i vicoli stretti e silenziosi, ci si ritrova a cercare questi sguardi di pietra, e si finisce per scoprire che quasi ogni facciata ha un'espressione diversa, come se il borgo stesso stesse osservando chi lo visita.

La Chiesa di Santa Maria Assunta, nel cuore del paese, celebra il rito bizantino secondo la tradizione greco-albanese. Se avete la fortuna di assistere a una funzione liturgica, sentirete canti in albanese antico che risuonano tra le navate con una intensità che commuove. Di fianco alla chiesa, il piccolo Museo Etnico Arbëreshë raccoglie costumi tradizionali, oggetti della vita quotidiana e documenti che raccontano la storia della diaspora albanese in Calabria. Vale ogni minuto della visita, soprattutto perché la signora che lo gestisce racconta aneddoti con una passione contagiosa.

Ma il vero spettacolo di Civita è naturale. Il Ponte del Diavolo, un arco di roccia naturale che scavalca il torrente Raganello a decine di metri d'altezza, è raggiungibile con una camminata di circa quaranta minuti dal borgo. Il sentiero parte dalla piazzetta principale, scende lungo un percorso ben segnalato e offre scorci vertiginosi sulle gole sottostanti. Le pareti calcaree si stringono fino a formare un corridoio largo pochi metri, dove l'acqua verde smeraldo scorre con un fragore che riempie l'aria. Per chi è attrezzato e accompagnato da guide certificate, il trekking nelle Gole del Raganello è un'esperienza indimenticabile: canyoning, attraversamenti su corda, cascatelle e piscine naturali in un ambiente che ricorda più la Giordania che l'Italia meridionale. Le escursioni partono dalla base delle gole, nella località Civita Ponte, e durano dalle tre alle sei ore. È fondamentale affidarsi a guide abilitate del Parco del Pollino, facilmente reperibili nei centri visita.

A tavola, Civita regala sorprese. La cucina arbëreshë mescola tradizioni calabresi e balcaniche con risultati unici. Il piatto simbolo è la "dromësa", una sorta di polenta grossolana di grano duro condita con sugo di peperone crusco e salsiccia. Da provare anche le "shtridhlat", tagliatelle fatte a mano con ragù di capra, e i dolci a base di miele e mandorle che si trovano durante le feste patronali. La Locanda di Civita, in piazza, offre un menù che cambia con le stagioni e un panorama che da solo vale il viaggio. Per qualcosa di più rustico, cercate la Trattoria Kamastra lungo la via principale, dove i piatti sono abbondanti e i prezzi ancora fermi a un'altra epoca.

Per dormire, il borgo offre alcune case restaurate trasformate in b&b di charme. L'Antica Civita, ricavata in una dimora del Settecento con volte in pietra e arredi d'epoca, è forse la scelta più suggestiva. Si cena spesso tutti insieme, ospiti e padroni di casa, e la colazione include marmellate di bergamotto e fichi fatte in casa.

Civita è anche un punto di partenza ideale per esplorare il versante calabrese del Pollino: il Pino Loricato, simbolo del parco, si raggiunge con escursioni che partono da Serra delle Ciavole o dalla Piana del Pollino. E a pochi chilometri, Frascineto e San Basile offrono altre testimonianze della cultura arbëreshë, con chiese bizantine e feste che rievocano le origini albanesi con costumi e danze tradizionali.

Civita non è un posto da visitare di corsa. Richiede lentezza, curiosità e la disponibilità a lasciarsi sorprendere da una Calabria che non ti aspetti: colta, multiculturale, selvaggia e dolcissima allo stesso tempo.

Practical info

When is the best time to visit Civita?

The recommended time is April, May, June, September and October, when it is less crowded.

Is Civita crowded?

Civita is a almost deserted destination compared with the more touristy ones.

Where is Civita?

Civita is located in Calabria.

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