Sengaku-ji: dove riposano i 47 ronin di Ako, a Takanawa (Tokyo)
A Takanawa, il tempio dove i 47 ronin di Ako sono sepolti accanto al loro signore. Incenso, pietra e una vendetta del 1703.
Foto: Aimaimyi (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons
A pochi minuti dalla stazione di Shinagawa, in un quartiere di uffici e palazzi del distretto di Minato, un cancello in legno apre su un cortile che la maggior parte dei turisti stranieri attraversa la città senza mai vedere. Sengaku-ji è un tempio zen della scuola Soto, fondato da Tokugawa Ieyasu nel 1612 vicino al castello di Edo, distrutto da un incendio nel 1641 e ricostruito su questa collina di Takanawa. La sua architettura è sobria, quasi modesta. Quello che porta qui i giapponesi, in fila silenziosa con un bastoncino di incenso in mano, non è il tempio in sé: è il cimitero sul retro, dove sono sepolti i 47 ronin di Ako.
La storia è una delle più note del Giappone feudale. Nel 1701 il signore di Ako, Asano Naganori, estrae la spada e ferisce un alto funzionario, Kira Yoshinaka, all'interno del castello di Edo. Per aver sguainato l'arma nel palazzo dello shogun viene condannato al seppuku lo stesso giorno; i suoi terreni vengono confiscati e i suoi samurai diventano ronin, guerrieri senza padrone. Per quasi due anni, guidati dal consigliere Oishi Kuranosuke, fingono rassegnazione e dissolutezza per allontanare i sospetti. Poi, in una notte di neve del dicembre 1702, assaltano la residenza di Kira a Edo, lo uccidono e ne portano la testa fin qui, lavandola alla fontana del tempio e deponendola sulla tomba del loro signore. Sapendo che li attendeva la morte, si consegnarono alle autorità: condannati al seppuku, furono sepolti accanto ad Asano. Questa vicenda, conosciuta come Chushingura, è diventata teatro kabuki, romanzo, film.
Quello che si vede arrivando è concreto. Oltre il cancello principale (il Sanmon) si apre il cortile con la sala principale. Sulla destra un sentiero sale verso il cimitero: decine di lapidi di pietra allineate, ciascuna con il nome di un ronin, e quasi sempre una colonnina di fumo che si alza dall'incenso lasciato dai visitatori. All'ingresso del cimitero viene chiesta un'offerta di 300 yen, in cambio della quale si ricevono i bastoncini da accendere. C'è poi il Museo Ako-Gishi (Ako Gishi Kinenkan), con armi, lettere e oggetti legati alla congiura: l'ingresso ai due musei costa 500 yen, ma all'interno non si possono fare fotografie.
Il momento più intenso dell'anno è il 14 dicembre, giorno del Gishisai, quando una processione in costume rievoca la marcia finale dei ronin e il tempio si riempie di bancarelle e visitatori. In primavera i ciliegi del cortile fioriscono. Negli altri giorni l'atmosfera resta raccolta: pochi gruppi organizzati, soprattutto pellegrini giapponesi e qualche appassionato di storia.
Arrivarci è semplice. La via più diretta è la metropolitana: linea Toei Asakusa, stazione Sengakuji, uscita A2; girando a destra il cancello è a un paio di minuti, oltre le strisce pedonali. In alternativa si raggiunge a piedi dalla stazione JR Takanawa Gateway sulla Yamanote (meno di dieci minuti), oppure da Shinagawa o Tamachi con una camminata di un quarto d'ora. Il recinto del tempio è aperto ogni giorno dalle 7 alle 17 (fino alle 18 da aprile a settembre); il museo apre alle 9. Indirizzo: 2-11-1 Takanawa, Minato. Per la visita basta un'ora o due. Conviene controllare il sito ufficiale per gli orari aggiornati prima di andare.