São Vicente de Fora: il monastero sopra Alfama dove i Braganza riposano tra gli azulejos
Il monastero di São Vicente de Fora a Lisbona: chiostri di azulejos, pantheon dei Braganza e terrazza panoramica, quasi sempre vuoti.
Foto: Plaats (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons
Sulla collina che sovrasta Alfama, il tram 28E rallenta davanti a una facciata bianca a due torri e prosegue. È il Mosteiro de São Vicente de Fora, e quasi tutti lo guardano dal finestrino senza scendere. Il nome "de Fora" (cioè "fuori") risale al XII secolo: il primo edificio sorgeva oltre le mura della città, sul luogo dove Afonso Henriques fece seppellire i soldati caduti durante l'assedio di Lisbona del 1147. Il monastero che si vede oggi è però più tardo, inaugurato nel 1629 e gravemente danneggiato dal terremoto del 1755, quando crollarono cupola e copertura.
La chiesa, all'ingresso, è gratuita e si può entrare in pochi minuti. Per il resto del complesso si paga un biglietto contenuto (intorno ai 5-8 euro a seconda della stagione e delle tariffe in vigore), ed è qui che inizia la parte che la maggior parte dei turisti non vede. Già l'atrio dà il tono: pannelli di azulejos raccontano la fondazione del monastero e la riconquista della penisola iberica, saltando volutamente i sessant'anni di dominazione spagnola sotto i Filippo.
Il cuore della visita sono i due chiostri rivestiti di mattonelle barocche in bianco e blu. Uno di essi è decorato con scene tratte dalle favole di Jean de La Fontaine: un dettaglio insolito per un edificio religioso e una delle cose più curiose da cercare con calma, pannello dopo pannello. Da non perdere anche la sacrestia, considerata l'ambiente più bello dell'intero monastero per le decorazioni in marmi intarsiati del Settecento, e la cisterna, le cui parti più antiche risalgono al XII secolo.
Quando nel 1834 gli ordini religiosi furono soppressi in Portogallo, l'antico refettorio dei monaci fu trasformato nel pantheon della casata di Braganza, l'ultima dinastia regnante. Lungo le sale di marmo si allineano le tombe dei sovrani, da João IV — che reclamò l'edificio subito dopo la restaurazione dell'indipendenza nel 1640 — fino a Manuel II, l'ultimo re. Tra le sepolture c'è anche quella di Caterina di Braganza, la principessa portoghese che, sposando Carlo II, divenne regina d'Inghilterra. Si cammina praticamente da soli tra questi sepolcri, una sensazione molto diversa dalle code del Mosteiro dos Jerónimos a Belém.
La ricompensa finale è la terrazza. Una scala porta sul tetto, da cui si apre una vista a 360 gradi su Alfama, sui tetti di Lisbona e sul Tago che scorre largo in basso. È uno dei punti panoramici più alti e meno affollati della città, e qui si capisce perché valeva la pena scendere dal tram.
Come arrivarci: il modo più semplice è proprio il tram 28E, che ferma a São Vicente; in alternativa l'autobus 734. L'indirizzo è Largo de São Vicente, nel quartiere di Alfama, a pochi passi dalla Feira da Ladra, il mercato delle pulci che si tiene in Campo de Santa Clara il martedì e il sabato, e dal Panteão Nacional (Igreja de Santa Engrácia). Gli orari indicativi sono dalle 10:00, con chiusura intorno alle 18:00 (più tardi nei mesi estivi); conviene verificare giorni di chiusura e tariffe sul sito ufficiale prima di andare. Per visitarlo davvero, chiostri e terrazza compresi, mettete in conto un'ora e mezza o due.