Santa Caterina del Sasso: il monastero sospeso sul Lago Maggiore che pochi sanno raggiungere
Aggrappato alla roccia a strapiombo sull'acqua, l'Eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno e un monastero medievale che si svela solo a chi accetta di scendere a piedi o arrivare dal lago.
Foto: Gianni Careddu (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons
Ci sono luoghi che non si attraversano di passaggio: vanno raggiunti con intenzione. L'Eremo di Santa Caterina del Sasso e uno di questi. Si aggrappa a una parete rocciosa a strapiombo sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, a Leggiuno, in provincia di Varese, sospeso tra l'acqua e il cielo come se qualcuno lo avesse incastonato nella pietra e poi dimenticato li per secoli.
La tradizione lega le sue origini a un mercante, Alberto Besozzi, che si sarebbe ritirato qui come eremita dopo essere scampato a una tempesta sul lago. Da quel voto sarebbe nato un piccolo nucleo religioso, poi cresciuto nei secoli in un complesso di cappelle e ambienti affacciati sull'acqua. Le date precise restano sfumate, come spesso accade per i luoghi nati dalla devozione prima che dalla cronaca; quello che resta certo e l'effetto che produce: silenzio, pietra, lago.
La parte interessante, per chi cerca posti veri e non cartoline, e proprio l'arrivo. Non esiste una strada comoda che ti deposita davanti all'ingresso. Dal parcheggio in alto si scende lungo una scalinata scavata nel verde, circa 268 gradini, oppure si usa un ascensore ricavato nella roccia. Chi vuole l'arrivo piu bello sceglie il battello: dal lago, l'eremo appare all'improvviso sopra di te, e poi si salgono gli ultimi gradini di pietra dall'imbarcadero.
Questa fatica e il suo migliore filtro anti-folla. Nei fine settimana di piena estate i gruppi arrivano, ma basta scegliere un mattino feriale di primavera o di inizio autunno per ritrovarsi quasi soli sui terrazzamenti, con il rumore dell'acqua sotto e gli affreschi consumati dal tempo accanto. Verifica sempre orari e corse del battello prima di partire, perche cambiano con le stagioni.
Visitalo con rispetto: e un luogo di culto ancora vivo, non un set fotografico. Parla a voce bassa, non scavalcare le transenne, lascia che sia il posto a dettare il ritmo. E quando risali quei gradini, ti porti dietro la sensazione di aver visto qualcosa che non si concede a tutti.