San Antonio de los Alemanes: la chiesa ellittica di affreschi nascosta a Malasaña, Madrid
A Malasaña, Madrid, una chiesa barocca a pianta ellittica con pareti e cupola interamente affrescate. Apertura limitata, quasi sempre deserta.
In Calle de la Puebla 22, una stradina del quartiere di Malasaña a pochi passi dalla Gran Vía, c'è una facciata di mattoni così sobria che la maggior parte dei passanti tira dritto. Dentro c'è una delle sorprese più clamorose di Madrid: la Iglesia de San Antonio de los Alemanes, costruita tra il 1624 e il 1633, con pareti, volta e cupola coperti di affreschi dal pavimento all'imposta. Il soprannome locale di "Cappella Sistina di Madrid" è esagerato ma rende l'idea: qui non c'è una parete bianca.
La pianta è ellittica, una scelta rara per Madrid e ancora più sorprendente in uno spazio così raccolto. La cupola ovale fu affrescata da Francisco Rizi nel 1662 con un'allegoria della Gloria di Sant'Antonio, sopra un anello dipinto a trompe-l'œil che finge un'architettura che non esiste. I muri curvi sono opera di Luca Giordano, il pittore napoletano detto "Luca fà presto" per la sua velocità, che fu pittore di corte di Carlo II di Spagna tra il 1692 e il 1702 e lavorò al Palazzo Reale e al Buen Retiro. Qui dipinse i miracoli di Sant'Antonio e una serie di sovrani idealizzati che furono canonizzati, tra cui l'imperatore Enrico di Germania, San Luigi di Francia e Santo Stefano d'Ungheria.
La storia spiega anche il nome curioso. La chiesa nacque come ospizio e luogo di culto per i pellegrini portoghesi, quando Portogallo e Spagna erano sotto la stessa corona; con la separazione dei due regni, a metà del Seicento, passò alla comunità tedesca residente a Madrid, da cui "de los Alemanes". Oggi è gestita dalla Real Hermandad del Refugio, una confraternita che destina gli incassi delle visite e delle offerte a opere sociali: mensa per i poveri, aiuti alimentari, sostegno alla scolarizzazione dei bambini.
Cosa si vede davvero, oltre agli affreschi: l'effetto avvolgente dell'ellisse, che ti mette al centro di una stanza dipinta su ogni superficie, e i dettagli del trompe-l'œil che giocano con la prospettiva. È uno spazio piccolo, si gira in mezz'ora, ma vale la pena salire con lo sguardo e seguire le scene fino alla cupola.
Il punto è l'orario, ed è il motivo per cui resta poco frequentata: apre solo in fasce ridotte e non tutti i giorni. Indicativamente è visitabile da martedì a sabato in orario diurno e la domenica nel primo pomeriggio, spesso con visite guidate al mattino e audioguida. Dal 2025 la visita culturale è abbinata a quella della vicina chiesa del Monastero di San Plácido, con un biglietto unico intorno ai 12 euro; resta in genere un ingresso gratuito la domenica pomeriggio, previsto per i Beni di Interesse Culturale. La chiesa chiude ad agosto. Gli orari cambiano spesso: conviene verificarli sul sito della Hermandad del Refugio prima di andare.
Arrivarci è semplicissimo, ed è il bello del contrasto. Si è in pieno centro: le fermate di metro più comode sono Callao (linee 3 e 5) e Gran Vía (linee 1 e 5), entrambe a pochi minuti a piedi, oppure Noviciado e Santo Domingo (linea 2). Da Gran Vía si imbocca Calle de la Puebla e in due isolati si è davanti alla porta. Capita spesso di trovarsi soli nella sala, con la custode e cinque secoli di pittura sopra la testa.