Saints-Martyrs, l'unica chiesa cattolica di Marrakech nel cuore del Guéliz
A Marrakech, nel quartiere Guéliz, la chiesa dei Saints-Martyrs custodisce un altare a mosaico con la scritta araba "Allah Mahabba".
Foto: joaomaximo (CC BY 2.0) — Wikimedia Commons
Quasi tutti i visitatori di Marrakech restano dentro le mura della medina, tra Jemaa el-Fna e i souk. Pochi attraversano la circonvallazione per raggiungere il Guéliz, la Ville Nouvelle costruita in epoca coloniale con viali larghi e palazzi bassi. Qui, su Rue el Imam Ali, sorge la chiesa dei Saints-Martyrs: l'unica chiesa cattolica della città, costruita nel 1928 e consacrata nel 1929.
Il nome ricorda cinque frati francescani giustiziati a Marrakech il 16 gennaio 1220, tra i primi martiri dell'ordine appena fondato da Francesco d'Assisi. L'edificio è semplice, in linea con l'architettura sobria del Guéliz: niente delle decorazioni esuberanti che ci si aspetta dal Marocco, ma volumi puliti e una facciata misurata che dialoga con il tessuto razionale del quartiere. Vale la pena arrivarci a piedi, partendo dal centro del Guéliz e dalla zona di Place du 16 Novembre, per cogliere il contrasto con la medina: qui Marrakech mostra il volto della città del Novecento, fatta di farmacie, caffè francesi e isolati ortogonali.
Il dettaglio che ripaga la deviazione è all'interno, sull'altare. Il mosaico riporta in arabo, disposta a forma di croce, la frase "Allah Mahabba", cioè "Dio è amore" (la citazione viene dalla Prima lettera di Giovanni, 4,8). È una scelta che dice molto: il messaggio cristiano espresso nella lingua del paese che ospita la comunità, in una città a stragrande maggioranza musulmana. Nel battistero si trovano poi sette tavole del pittore Q. Rieunier, pensate come una catechesi sul battesimo, e una cappella dedicata al beato Jean de Prado, anch'egli martire a Marrakech, nel 1631. C'è anche un affresco a decorare l'interno, ma sono il mosaico e la sua scritta bilingue a lasciare il segno.
La chiesa non è un museo: è una parrocchia viva, dipendente dall'arcidiocesi di Rabat e servita da frati francescani che seguono soprattutto stranieri, lavoratori subsahariani e fedeli di passaggio. Questo significa che il modo più sicuro per entrare è in occasione delle celebrazioni. Le messe feriali sono alle 19, il sabato alle 18:30; la domenica c'è una messa in francese alle 10:30 e una in inglese alle 12:30. Il 13 di ogni mese si tiene una messa di Sant'Antonio da Padova con la benedizione del pane. Fuori dagli orari liturgici l'accesso non è garantito, quindi conviene programmare la visita su una di queste fasce.
Il luogo è poco frequentato dai circuiti turistici per un motivo banale: è una chiesa attiva in una città dove il patrimonio religioso che si vende ai viaggiatori è quello islamico e quello dei palazzi. Ma proprio per questo offre uno sguardo diverso su Marrakech, quello di una piccola comunità cristiana che esiste da un secolo e che ha scelto di scrivere "Dio è amore" in arabo sopra il proprio altare.
Per arrivarci: il Guéliz è ben collegato. Dalla medina si raggiunge in pochi minuti con un petit taxi (concordare la tariffa o chiedere il tassametro) oppure a piedi in una ventina di minuti da Place du 16 Novembre. I mesi migliori sono la primavera e l'autunno, quando il caldo di Marrakech resta gestibile per girare a piedi nel quartiere prima o dopo la visita.