Saint-Eugène-Sainte-Cécile: la chiesa di ghisa colorata nascosta ai Grands Boulevards di Parigi
A Parigi, nel 9e, una chiesa neogotica con 44 colonne in ghisa blu, rosse e verdi e nessun campanile. Storia, vetrate, come arrivarci.
Foto: Peter Rivera (CC BY 2.0) — Wikimedia Commons
A pochi passi dai Grands Boulevards del 9° arrondissement, in una stradina laterale, c'è una chiesa che dall'esterno non promette molto: una facciata neogotica sobria, in pietra, incastrata sull'angolo tra edifici ottocenteschi. Si chiama Saint-Eugène-Sainte-Cécile e merita di entrare proprio perché l'interno smentisce completamente la facciata. È la prima chiesa di Parigi costruita con una struttura interamente in ghisa, e si vede.
La storia è rapida e precisa. La prima pietra fu posata nel giugno 1854 e la chiesa venne inaugurata a Natale del 1855: poco più di venti mesi di lavori. Il progetto iniziale era dell'architetto Louis-Adrien Lusson, poi affidato a Louis-Auguste Boileau. La scelta del ferro non fu un capriccio: il terreno era piccolo e stretto, e una struttura metallica permetteva di liberare lo spazio interno e contenere i costi. I contrafforti esterni che vedete sono puramente decorativi: a reggere tutto è lo scheletro in ghisa.
Dentro, la differenza è immediata. Al posto delle massicce colonne di pietra delle chiese gotiche tradizionali ci sono file di colonne sottili in ghisa, dipinte di blu, rosso e verde vivaci, che salgono a formare archi a sesto acuto. Anche le volte a costoloni sono decorative più che portanti. L'effetto è quello di una cattedrale gotica reinterpretata in chiave industriale e cromatica, qualcosa che a metà Ottocento doveva sembrare quasi un esperimento. Vale la pena alzare lo sguardo e seguire le colonne fino in alto, dove i colori si stagliano contro la luce delle vetrate.
E le vetrate sono l'altro motivo per fermarsi. La serie della Via Crucis sulla fascia bassa è una rarità: è considerata l'unico ciclo di vetrate al mondo che raffigura tutte le stazioni della Via Crucis, con la prima realizzata da Antoine Lusson e le altre tredici da Eugène Oudinot. Le vetrate del coro sono opera di Gaspard Gsell. C'è anche un grande organo costruito da Joseph Merklin, esposto all'Esposizione Universale del 1855 prima di essere installato qui. Un dettaglio curioso spiega un'assenza che noterete subito: la chiesa non ha campanile, per non disturbare gli studenti del vicino Conservatorio di Parigi. La domenica viene ancora celebrata una messa solenne cantata in latino, occasione in cui l'organo dà il meglio.
Perché è poco visitata? Semplicemente perché non è sui circuiti turistici: chi arriva ai Grands Boulevards punta ai grandi magazzini, ai passages coperti o all'Opéra, e questa resta una chiesa di quartiere, dichiarata monumento storico nel 1983 ma fuori dagli itinerari standard. Per arrivarci, la fermata più comoda è Grands Boulevards (metro linee 8 e 9); in alternativa Bonne Nouvelle o Cadet. Da lì sono pochi minuti a piedi fino a rue Sainte-Cécile. Conviene verificare gli orari di apertura prima di andare, perché seguono quelli delle funzioni religiose e possono variare; le mattine e gli orari delle messe sono in genere i momenti più sicuri per trovarla aperta. L'ingresso è libero: bastano dieci minuti per capire perché questa chiesa di ferro colorato è uno degli interni più sorprendenti del centro di Parigi.