Codigoro, Emilia-Romagna, Italia

Pomposa, il campanile che veglia sul delta dimenticato

A Codigoro, lontano dalle rotte turistiche, un'abbazia benedettina attestata fin dal IX secolo e il suo altissimo campanile romanico resistono nel silenzio piatto del delta del Po.

Pomposa, il campanile che veglia sul delta dimenticato

Foto: Roman Klementschitz, Wien (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons

Si arriva a Pomposa attraversando la pianura del ferrarese, tra canali, argini e campi che sembrano non finire mai. Poi, all'improvviso, lo vedi: un campanile sottile e altissimo che si alza solitario sopra l'orizzonte piatto del delta del Po. Quarantotto metri di mattoni rossi, nove piani scanditi da finestre che si moltiplicano e si allargano salendo, dalle monofore in basso fino alle quadrifore in cima. È un segnale che da quasi mille anni dice ai viandanti che qui c'era qualcosa di importante.

L'abbazia benedettina è tra le più antiche del Nord Italia: un primo documento che ne attesta l'esistenza risale al IX secolo. Tra il X e il XII secolo Pomposa fu un grande centro religioso e culturale, con monaci amanuensi e una biblioteca preziosa. Qui visse il monaco Guido d'Arezzo, legato alla nascita della moderna notazione musicale e ai nomi delle note. Il campanile, in forme romanico-lombarde, fu innalzato nel 1063: una lapide ne ricorda perfino l'architetto, Deusdedit.

Dentro la chiesa di Santa Maria la sorpresa è il pavimento a intarsi e soprattutto i cicli di affreschi trecenteschi che rivestono le pareti: storie bibliche dipinte con colori ancora vivi nella penombra. Accanto, il refettorio, la sala capitolare e il piccolo museo conservano frammenti, capitelli e arredi che raccontano la vita quotidiana dei monaci.

Il bello di Pomposa è che resta fuori dai grandi flussi. Niente file, niente folla: spesso si cammina nel chiostro e nella chiesa quasi in solitudine, con il rumore di fondo che è soltanto il vento della pianura. È l'opposto delle abbazie più note del centro Italia, prese d'assalto nei fine settimana. Qui il silenzio fa parte dell'esperienza.

Conviene venire in primavera o in autunno, quando la luce è limpida e la calura estiva non opprime questa terra senza ombra. Si può abbinare la visita a una pedalata lungo gli argini del Po di Volano o a una sosta nelle valli di Comacchio, poco distanti. Pomposa premia chi sceglie di rallentare.

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