Le Grotte di Zungri: la città di pietra scavata nel silenzio della Calabria
Sull'altopiano del Monte Poro, a pochi chilometri dalla folla di Tropea, un villaggio di oltre cento case scavate nell'arenaria racconta secoli di vita rupestre quasi senza visitatori.
Foto: autore sconosciuto — Wikimedia Commons
Mentre la Costa degli Dei si riempie di ombrelloni e i parcheggi di Tropea straripano, basta salire pochi chilometri verso l'interno per ritrovare il silenzio. A Zungri, paese di meno di duemila abitanti sull'altopiano del Monte Poro, una scarpata di arenaria nasconde uno dei luoghi più sorprendenti e meno frequentati della Calabria: l'insediamento rupestre degli Sbariati, un villaggio di oltre cento grotte scavate a mano nella roccia tenera che si affaccia sulla valle del torrente Malopera.
Camminando lungo il sentiero che scende dal museo si entra in una vera città di pietra. Le cavità si aprono su più livelli, alcune a pianta circolare, altre con nicchie, gradini, canalette per l'acqua e tracce di vita quotidiana. Gli studiosi collocano la frequentazione tra il IX e il XIII secolo, forse su preesistenze di epoca bizantina: le origini restano incerte e proprio questa incertezza aggiunge fascino al sito.
Il nome "Sbariati" rimanda a una popolazione errante, secondo alcune ricostruzioni legata a comunità monastiche di rito orientale che cercarono rifugio su questo altopiano. Senza forzare attribuzioni, è la pietra stessa a parlare: l'arenaria conserva i segni degli strumenti, l'usura dei passi, la forma di una comunità che ha plasmato la montagna per abitarla.
Accanto all'area archeologica, il Museo della Civiltà Contadina raccoglie attrezzi, oggetti e testimonianze della vita rurale del territorio, utile a dare contesto a ciò che si vede tra le grotte. La visita richiede scarpe comode e qualche attenzione sui sentieri, ma ripaga con un'atmosfera sospesa, lontana dai ritmi della costa.
Zungri è la perfetta meta per chi cerca un'alternativa lenta e responsabile al turismo di massa: si arriva facilmente da Tropea o da Vibo Valentia, si lasciano risorse a un piccolo borgo dell'entroterra e si torna a casa con una storia che pochi conoscono. Un luogo da attraversare in punta di piedi, con rispetto per la roccia e per chi la abitò.