La sinagoga lituana nascosta nel Centro Histórico di Città del Messico
A Justo Sierra 71, dietro una facciata neocoloniale, la replica di un tempio di Šiauliai: l'unica Sinagoga Histórica del Messico.
Camminando lungo calle Justo Sierra, nel cuore del Centro Histórico di Città del Messico, è facile passare davanti al numero 71 senza notarlo. La facciata è neocoloniale, sobria, indistinguibile dagli altri edifici della via. Nessuna scritta vistosa, nessuna stella di David sopra il portone. Eppure dietro quella parete c'è una delle pagine più curiose della storia della capitale messicana: la prima sinagoga fondata dagli ebrei ashkenaziti in Messico, aperta nel 1941.
La sorpresa arriva varcando la soglia. L'interno è la replica fedele di un tempio di Šiauliai, città lituana che in yiddish veniva chiamata Shavel. Il principale benefattore dell'opera era originario di quella città e volle ricostruire, a migliaia di chilometri di distanza, lo spazio di preghiera che aveva conosciuto. Il risultato è una sala neoromanica con archi a tutto sesto, una galleria superiore (l'ezrat nashim, riservata alle donne) e l'aron ha-kodesh, l'armadio che custodiva i rotoli della Torah, sulla parete orientata verso Gerusalemme. È un pezzo di Europa baltica trapiantato in un quartiere messicano.
Il motivo per cui questa sinagoga esiste è il quartiere stesso. Le strade intorno — Justo Sierra, Guatemala, Academia, Loreto, Jesús María — formarono tra le due guerre il cosiddetto Barrio de los Inmigrantes, dove si concentrarono gli ebrei arrivati dall'Europa orientale e dal Medio Oriente. Drogherie, macellerie kosher, panetterie europee, sartorie, case di studio e di preghiera convivevano in poche centinaia di metri. Con il tempo la comunità si spostò verso altri quartieri della città, la sinagoga perse i suoi fedeli e per decenni rimase chiusa e in degrado.
Il recupero è recente. Dopo un lungo restauro, l'edificio ha riaperto nel 2009 come centro culturale, ed è oggi l'unica struttura in Messico a portare ufficialmente il titolo di Sinagoga Histórica. Non funziona più come luogo di culto regolare: è uno spazio di memoria, visitabile, che racconta la storia dell'immigrazione ebraica nel paese.
Cosa si vede davvero: la sala principale con il suo interno ligneo, la galleria, gli arredi liturgici, e una parte espositiva dedicata alla vita della comunità nel quartiere. Le visite autoguidate si fanno da domenica a venerdì, indicativamente dalle 10 alle 17; il sabato è chiuso per lo Shabbat. L'ingresso per la visita autoguidata è gratuito (le donazioni sono gradite). Sono previste anche visite guidate vere e proprie, in genere la prima e la terza domenica del mese, e un percorso a pagamento attraverso il Barrio de los Inmigrantes, che porta nelle strade dove sorgevano i negozi e i laboratori della comunità. Conviene verificare orari e date sul sito ufficiale o per telefono prima di andare, perché i tour non si tengono nei giorni festivi né durante le festività ebraiche.
Come arrivarci: si è a pochi isolati dallo Zócalo, la piazza centrale, e dal Templo Mayor. La fermata di metro più comoda è Zócalo (Línea 2); da lì sono cinque-dieci minuti a piedi verso est. Trovandosi in pieno Centro Histórico, la sinagoga si combina bene con una giornata dedicata al quartiere antico, ma resta fuori dai percorsi turistici più battuti: la maggior parte di chi visita il centro non sa nemmeno che esista.
Un consiglio pratico: portate un documento, perché all'ingresso può essere richiesto per ragioni di sicurezza, e vestitevi in modo rispettoso trattandosi comunque di un luogo legato al culto.