Kudi Chin, Bangkok, Thailandia

La cupola fiorentina di Bangkok: Santa Cruz e il quartiere luso-thailandese di Kudi Chin

A Bangkok, sulla sponda Thonburi, la chiesa di Santa Cruz con cupola in stile rinascimentale e i dolci portoghesi di Kudi Chin.

La cupola fiorentina di Bangkok: Santa Cruz e il quartiere luso-thailandese di Kudi Chin

Sulla sponda occidentale del Chao Phraya, nel sottodistretto di Wat Kanlaya a Thonburi, c'è un angolo di Bangkok che parla portoghese da due secoli e mezzo. Si chiama Kudi Chin ed è una piccola comunità cattolica nata intorno al 1770, quando il sovrano siamese concesse un appezzamento di terra ai cattolici di origine portoghese arrivati dopo la caduta di Ayutthaya. Il cuore del quartiere è la chiesa di Santa Cruz, in thailandese Wat Sang Tha Khru's, la cui sagoma chiara e la cupola si vedono dal fiume molto prima di mettervi piede.

L'edificio che si visita oggi non è l'originale. La prima chiesa risaliva all'epoca della fondazione e servì come sede del Vicariato Apostolico del Siam fino al 1821; una seconda struttura datava al 1845. La chiesa attuale fu costruita tra il 1913 e il 1916 in stile neorinascimentale, su progetto degli architetti italiani Annibale Rigotti e Mario Tamagno, gli stessi nomi legati ad alcuni degli edifici civili più importanti della Bangkok di inizio Novecento. La cupola ottagonale e le proporzioni dell'insieme richiamano apertamente il Rinascimento italiano, tanto che molti visitatori pensano subito alla cattedrale di Firenze: un riferimento europeo trapiantato tra le case basse di un quartiere fluviale thailandese.

A Kudi Chin si arriva quasi solo a piedi, ed è parte del suo carattere. Il modo più semplice è attraversare il Chao Phraya con uno dei traghetti che collegano la sponda di Pak Khlong Talat (il mercato dei fiori, lato Rattanakosin) alla riva di Thonburi, scendendo nei pressi del tempio Wat Kalayanamit, che confina con il quartiere. Da lì si prosegue lungo stretti vicoli pedonali tra muri color pastello, panni stesi, piccole edicole sacre e cortili: le auto non passano, e la chiesa appare in fondo a una di queste viuzze. La comunità è ancora attiva, quindi conviene rispettare gli orari delle funzioni ed entrare con discrezione quando l'edificio è aperto.

La seconda ragione per venire fin qui è il dolce. Il khanom farang kudi chin è un piccolo cake di eredità portoghese, fatto con farina, uova e zucchero e cotto con brace sopra e sotto, guarnito tradizionalmente con uvetta, zucca candita e dadini di pasta dolce. Il nome stesso lo dice: khanom è "dolce", farang indica l'origine occidentale, kudi chin il luogo. Sopravvive grazie a poche famiglie del quartiere che lo preparano ancora nei forni di casa, e assaggiarlo appena sfornato, passeggiando tra i vicoli, è il modo più diretto per capire che questa enclave è un incrocio culturale vivo e non un museo.

Intorno alla chiesa vale la pena perdersi senza meta precisa: il piccolo museo di comunità Baan Kudichin racconta la storia luso-siamese con oggetti e fotografie, e i templi e i santuari vicini (incluso il grande Wat Kalayanamit e, poco oltre, i resti della presenza cinese e musulmana lungo la riva) mostrano quanto questo tratto di Thonburi sia stratificato. È un itinerario che si fa comodamente in mezza giornata, ideale al mattino presto o nel tardo pomeriggio per evitare il caldo. Periodo migliore: la stagione secca, da novembre a febbraio, quando la luce sul fiume è limpida e le passeggiate lungo gli argini sono più piacevoli. Pochissimi turisti, distanze brevi, e un pezzo di Italia rinascimentale dove meno te lo aspetti.

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