La Cripta del Crocifisso di Ugento: il santuario scavato nella roccia che il Salento dimentica
A un chilometro dal centro di Ugento, sotto una cappella di campagna, una chiesa rupestre scavata nel tufo custodisce affreschi tra XIII e XVII secolo, stelle dipinte e scudi crociati, lontana dalle rotte affollate del mare salentino.
Foto: Lupiae (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons
C'e un Salento che non finisce sulle spiagge. A circa un chilometro a nord del centro di Ugento, lungo la strada provinciale che porta verso Casarano, una scaletta scende sotto una piccola cappella di campagna e si entra in un altro tempo. E la Cripta del Crocifisso, una chiesa rupestre interamente scavata nella roccia tufacea, nata nel contesto di un piccolo villaggio rupestre che la circondava. Fuori passano le auto dirette al mare; qui sotto c'e solo il silenzio della pietra.
L'area ha radici profonde: registra presenza umana almeno dal IV secolo a.C. e sorge lungo il tracciato dell'antica Via Sallentina, di epoca messapica e romana, che collegava Otranto a Taranto. La cripta che vediamo oggi e il risultato di secoli di modifiche, comprese due colonne circolari del XVI secolo con capitello dorico e un altare addossato alla parete orientale.
Il vero motivo per scendere quaggiu sono gli affreschi. Pareti e soffitto sono coperti da pitture datate tra il XIII e il XVII secolo, con iscrizioni in greco e in latino. Il ciclo piu antico comprende un'Annunciazione, un Cristo Pantocratore, una Vergine della tenerezza e una Madonna in trono; sopra l'altare, una Crocifissione seicentesca da cui la cripta prende il nome. Sul soffitto, tra stelle a sei e a otto punte, animali reali e fantastici e motivi vegetali, compaiono scudi crociati rossi e neri: alcuni studiosi vi hanno letto un'allusione, rispettivamente, ai Templari e ai Cavalieri Teutonici.
Restaurata e riaperta al pubblico nel 2006, oggi resta uno di quei luoghi che quasi nessuno cerca. Niente file, niente bus turistici: spesso la si visita in pochi, o da soli. Per questo conviene rispettarla, verificando prima gli orari di apertura presso il Comune o gli uffici turistici, evitando il flash sugli affreschi e muovendosi con attenzione nello spazio angusto.
Si abbina bene a una giornata lenta nell'entroterra ugentino, lontano dalla calca di Gallipoli e dalle marine sovraffollate. Un piccolo santuario sotterraneo che racconta il Salento di pietra, di fede e di cammini antichi, a chi sceglie di guardare sotto la superficie.