Sant'Angelo dei Lombardi, Campania, Italia

L'Abbazia del Goleto, le rovine su un colle sopra la Valle dell'Ofanto

Tra le colline dell'Irpinia, un grande complesso monastico medievale in parte ridotto a rudere, dove pietre romane, torri romaniche e una chiesa senza tetto raccontano otto secoli di storia quasi in silenzio.

L'Abbazia del Goleto, le rovine su un colle sopra la Valle dell'Ofanto

Si arriva al Goleto per strade che salgono dolci tra i campi dell'Irpinia, e l'ultima curva apre lo sguardo su un complesso di pietra grigia adagiato su un colle che domina la Valle dell'Ofanto, a poca distanza da Sant'Angelo dei Lombardi. Niente file, niente bus turistici: spesso si cammina tra le mura quasi da soli, accompagnati solo dal vento e da qualche pellegrino.

L'abbazia fu fondata nel 1133 da Guglielmo da Vercelli, lo stesso eremita che diede vita al santuario di Montevergine. Nacque come monastero femminile, con una piccola comunità maschile incaricata di custodirlo, e per due secoli divenne ricca e potente. Poi il declino: la peste dal 1348, la soppressione decisa da papa Giulio II nel 1506, l'abbandono definitivo in epoca napoleonica. Solo dagli anni Settanta del Novecento i restauri hanno restituito al luogo la sua dignità.

Il cuore del complesso è la Torre Febronia, voluta nel 1152 dalla badessa che le diede il nome. Guardate da vicino i suoi blocchi: molti provengono da un mausoleo romano e portano ancora bassorilievi scolpiti, pietre antiche reimpiegate in una torre medievale. Accanto si apre la chiesa superiore di San Luca, edificata nel 1255, dove le forme gotiche pugliesi e cistercensi si fondono in uno degli ambienti più raffinati del Sud.

Più in basso resta la grande chiesa settecentesca, progettata dall'architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro tra il 1735 e il 1745. Oggi è uno scheletro a cielo aperto: senza tetto, con archi crollati dopo il terremoto del 1980 che devastò queste terre. Camminare sotto le sue volte assenti, con l'erba che cresce dove un tempo c'era il pavimento, è l'immagine più forte del Goleto.

Venite in primavera o all'inizio dell'autunno, quando la luce è dolce e le colline verdeggiano. Rispettate il silenzio, soprattutto se incontrate la piccola comunità religiosa che ancora abita parte del complesso, e portatevi via solo fotografie. Il Goleto premia chi sa rallentare.

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