Takagamine, Kyoto, Giappone

Genko-an a Takagamine: le due finestre Zen e il soffitto insanguinato di Kyoto

Genko-an, tempio Zen sulle colline nord di Kyoto: due finestre filosofiche, un soffitto fatto col sangue dei samurai e quasi nessun visitatore.

Genko-an a Takagamine: le due finestre Zen e il soffitto insanguinato di Kyoto

Sulle colline di Takagamine, nel quartiere Kita-ku a nord-ovest di Kyoto, Genko-an (源光庵) è un tempio che si visita per due ragioni molto precise: due finestre e un soffitto. Fondato nel 1346 dal monaco Tetto Giko, all'inizio apparteneva alla scuola Rinzai legata al grande monastero Daitoku-ji; nel 1694 passò alla scuola Soto Zen, a cui appartiene ancora oggi, e in quegli anni fu ricostruita la sala principale che si vede adesso. Il nome completo è Yohozan Hojurin Genko-an.

Nella sala principale ci sono due grandi aperture affiancate, ed è per questo che vale il viaggio. La prima è rotonda e si chiama Finestra dell'Illuminazione (satori no mado): il cerchio, nella tradizione Zen, rappresenta la totalità e l'armonia dell'universo. La seconda è quadrata e si chiama Finestra dell'Inganno (mayoi no mado): i suoi quattro angoli stanno per le quattro sofferenze dell'esistenza umana, cioè nascita, vecchiaia, malattia e morte. Le due finestre inquadrano lo stesso giardino, ma con due forme e due significati opposti, e l'effetto è quello di osservare due dipinti viventi che cambiano con la luce nel corso della giornata. Il giardino, con lastre di pietra, piante e lanterne, è considerato uno dei più belli panorami della città.

Alzando gli occhi nella stessa sala si capisce la seconda particolarità, molto più cupa. Il soffitto è fatto con le assi del pavimento del castello di Fushimi. Nel 1600, durante l'assedio di Fushimi, il comandante lealista Torii Mototada resistette per circa dodici giorni contro le forze di Ishida Mitsunari; quando la sconfitta fu inevitabile, Mototada e centinaia di guerrieri rimasti si tolsero la vita con il seppuku invece di arrendersi. Quel sacrificio fece guadagnare tempo a Tokugawa Ieyasu, che poco dopo vinse la battaglia decisiva di Sekigahara. Le tavole impregnate di sangue furono poi reimpiegate come soffitti in alcuni templi di Kyoto, sia per onorare quei guerrieri sia per placarne gli spiriti con le preghiere. A Genko-an si riconoscono ancora impronte di mani e di piedi e il segno di un corpo, nel legno scurito dal tempo. È uno dei cosiddetti chitenjo, i "soffitti di sangue", insieme a Yogen-in, Hosen-in e Shoden-ji.

Genko-an è uno di quei posti che resta tranquillo per gran parte dell'anno, con un'eccezione netta: a novembre, quando gli aceri diventano rossi e gialli, le due finestre si riempiono di gente che vuole fotografare il foliage incorniciato. Se cercate silenzio per fermarvi davvero davanti alle finestre, conviene evitare proprio quel periodo. In primavera, in estate o all'inizio dell'autunno la sala è spesso quasi vuota.

Per arrivarci ci si muove in treno e poi in autobus. Dalla stazione di Kyoto si prende la linea metropolitana Karasuma fino a Kita-oji, e da lì il bus Kita 1 fino alla fermata Takagamine Genkoan-mae: il tempio è a un minuto a piedi. In alternativa ci arriva anche il bus cittadino numero 6 da Nijo Station. L'indirizzo è 47 Takagamine Kitatakagamine-cho, Kita-ku. Gli orari indicativi sono 9:00-17:00; l'ingresso costa circa 400 yen (intorno ai 500 nella stagione del foliage). Attenzione: a novembre l'accesso in auto privata è vietato. Mettete in conto mezza mattina, includendo il tragitto in bus dalle parti più centrali della città.

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