Calabria

Amendolea, il castello fantasma e i villaggi perduti dell'Aspromonte

Sulle pendici più selvagge dell'Aspromonte, Amendolea è un borgo abbandonato dominato da un castello normanno diroccato. Un viaggio ai confini della Calabria, dove la natura si riprende ciò che era dell'uomo.

Amendolea, il castello fantasma e i villaggi perduti dell'Aspromonte

Esistono luoghi che sembrano appartenere a un sogno, o forse a un incubo dolcissimo. Amendolea è uno di questi. Borgo fantasma abbarbicato su un crinale aspromontano nella provincia di Reggio Calabria, questo villaggio abbandonato dopo le alluvioni degli anni Cinquanta e Settanta del Novecento giace in un silenzio assoluto, rotto solo dal vento che fischia tra le mura diroccate e dal gracchiare dei corvi che nidificano nel castello normanno che domina tutto dall'alto.

Per raggiungere Amendolea bisogna davvero volerlo. Da Reggio Calabria si prende la SS106 Jonica verso sud, si supera Melito di Porto Salvo e si svolta verso l'interno seguendo le indicazioni per Condofuri. Da qui, una strada stretta e tortuosa risale la fiumara dell'Amendolea — un letto di ghiaia bianca largo come un'autostrada, asciutto per gran parte dell'anno — fino a raggiungere i resti del borgo. Non c'è un vero parcheggio: si lascia l'auto dove la strada finisce e si prosegue a piedi.

La prima cosa che si vede è il Castello dei Ruffo, una fortezza normanna del XII secolo che si erge su un picco roccioso come una sentinella dimenticata. La salita fino alla base richiede una ventina di minuti su un sentiero non segnalato ma visibile, tra rovi e fichi d'India. Le mura perimetrali sono in parte intatte, e dall'interno si gode una vista che mozza il fiato: la fiumara bianca che si snoda verso il mare, le colline brulle punteggiate di uliveti selvatici, e in fondo, nelle giornate limpide, la sagoma dell'Etna che emerge dalla foschia siciliana. Questa non è un'esagerazione: dalla cima del castello si vede veramente la Sicilia, con una chiarezza che sorprende.

Il borgo sottostante è un dedalo di case in rovina dove la natura ha preso il sopravvento. I tetti sono crollati, i pavimenti sono invasi dalla vegetazione, le scale portano al cielo aperto. Eppure si intuisce la dignità di un tempo: portali in pietra lavorata, nicchie per le icone sacre, resti di forni comuni e frantoi. La chiesa, dedicata alla Madonna dell'Assunta, conserva ancora tratti delle mura e l'arco del portale. Passeggiare tra queste rovine è un'esperienza potente, a metà tra l'archeologia e la meditazione. Non c'è nulla di macabro: c'è la bellezza malinconica di ciò che è stato, e la forza della natura che lentamente riassorbe tutto.

Amendolea fa parte dell'Area Grecanica, la zona dell'Aspromonte dove fino a pochi decenni fa si parlava il greco di Calabria, una lingua direttamente discendente dal greco antico — non dal greco bizantino, ma da quello classico, sopravvissuto per oltre duemila anni in queste valli isolate. Nei paesi vicini, a Gallicianò, Roghudi e Bova, alcuni anziani ancora lo parlano. Gallicianò, in particolare, è raggiungibile con una camminata di circa un'ora da Amendolea seguendo la mulattiera che costeggia la fiumara, ed è un borgo ancora (appena) abitato dove la chiesetta ortodossa e le scritte bilingue in greco e italiano danno la misura di una identità culturale unica in Europa.

La zona non offre ristoranti in senso tradizionale, ma nei paesi vicini si trova cibo memorabile. A Condofuri Marina, la Trattoria da Pino è un riferimento per il pesce fresco e le paste fatte a mano. A Bova, borgo magnifico che merita una visita di mezza giornata, la Taverna del Duca serve piatti della tradizione grecanica come i maccarruni con sugo di capra e le lestopitta, frittelle di farina di ceci. A Bova si trova anche il piccolo Museo della Lingua Greco-Calabra, che documenta con cura questa eredità linguistica in via di estinzione.

Per dormire, il B&B Borgo San Giorgio a Bova Superiore offre camere con vista spettacolare sulla costa, mentre l'Agriturismo Cascina dei Sapori a Condofuri propone ospitalità agreste con prodotti propri. Non aspettatevi lusso: questa è la Calabria più profonda, dove l'accoglienza è genuina e le comodità essenziali.

Visitare Amendolea richiede spirito di avventura e scarpe robuste. Non è un borgo restaurato per turisti, non ci sono biglietterie né audioguide. È un luogo crudo, reale, dove la storia non è stata musealizzata ma semplicemente lasciata al suo destino. Proprio per questo, è uno dei posti più autentici e commoventi che la Calabria possa offrire. Portatevi acqua, una torcia se volete esplorare le cantine delle case, e soprattutto la consapevolezza di trovarvi in uno degli angoli più remoti e dimenticati d'Italia — e quindi più preziosi.

Info pratiche

Qual è il periodo migliore per visitare Amendolea?

Il periodo consigliato è aprile, maggio, ottobre e novembre, quando è meno affollata.

Amendolea è affollata?

Amendolea è una meta quasi deserta rispetto alle destinazioni più turistiche.

Dove si trova Amendolea?

Amendolea si trova in Calabria.

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