Sint Andrieshofje: il cortile segreto del Jordaan ad Amsterdam
Dietro un portoncino sull'Egelantiersgracht, il secondo hofje più antico di Amsterdam: corridoio di piastrelle blu e giardino silenzioso.
Foto: M.Minderhoud (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons
Nel Jordaan, il quartiere di vicoli stretti e canali a ovest del centro di Amsterdam, l'Egelantiersgracht è una via d'acqua tranquilla fiancheggiata da case a mattoni. Tra i civici 107 e 145 c'è un portoncino che la maggior parte dei passanti supera senza notarlo. Non c'è insegna, non c'è vetrina: solo una porta. Dietro si apre il Sint Andrieshofje, dopo il Begijnhof il cortile-ospizio più antico ancora esistente in città.
La sua storia comincia nel 1614, con il testamento del mercante di bestiame Ivo Gerritszoon, che lasciò quasi tutto il suo patrimonio per fondare un ricovero per donne anziane cattoliche. Il nipote, Jan Jansz. Oly, donò il terreno sull'Egelantiersgracht, e gli edifici furono completati nel 1617. Curiosità che racconta molto dell'epoca: il complesso non ha un vero atto di fondazione, perché nella Amsterdam protestante di allora le istituzioni cattoliche erano vietate e si preferiva non lasciare tracce scritte. Una cappella aprì comunque nel 1623, in uso fino agli anni Sessanta del Novecento; dal 1699 l'hofje passò sotto l'amministrazione del Begijnhof, che ancora oggi gestisce gli alloggi.
L'ingresso è la parte più memorabile. Dal portoncino si imbocca un corridoio rivestito di piastrelle blu di Delft, basso e silenzioso, che funziona come una sorta di filtro tra il rumore della strada e ciò che c'è dietro. In fondo il passaggio sbuca all'improvviso in un giardinetto interno: aiuole curate, panchine, le facciate strette delle abitazioni che lo racchiudono su tutti i lati, e una vecchia pompa d'acqua in pietra che resta uno degli elementi originari più riconoscibili del cortile. È uno spazio piccolo, raccolto, pensato per essere vissuto e non visitato.
Ed è qui il punto: l'hofje è tuttora abitato. Gli appartamenti sono affittati a donne sole, vedove o non sposate, secondo una tradizione che continua da quattro secoli. Chi entra non sta visitando un museo ma il giardino di casa di qualcuno. Per questo le regole sono semplici e vanno rispettate alla lettera: si entra solo durante gli orari di apertura, indicativamente dalle 10:00 alle 17:00 nei giorni feriali, si parla a bassa voce o per niente, non si fotografano le finestre delle abitazioni e non ci si trattiene a lungo. È un patto tacito con i residenti, ed è anche la ragione per cui il posto è rimasto integro e poco frequentato dai turisti: chi non sa che esiste, non lo trova.
Arrivarci è semplice una volta capito dove guardare. Il Jordaan si raggiunge a piedi dalla stazione centrale in circa quindici-venti minuti, oppure con i tram che servono Marnixstraat e Rozengracht; le fermate più comode sono quelle attorno a Westermarkt e alla Westerkerk, da cui in pochi minuti si arriva all'Egelantiersgracht. Vale la pena combinare la visita con una passeggiata nel quartiere: a poca distanza ci sono altri hofje meno noti, mercati di strada nei fine settimana e i canali interni meno fotografati della città.
Il momento migliore per andarci è la tarda mattinata di un giorno feriale, quando il cortile è aperto ma ancora vuoto, e nelle stagioni intermedie, tra aprile e giugno o a settembre, quando il giardino è in fiore e la luce entra obliqua tra le facciate. Un quarto d'ora dentro basta per capire cos'era un hofje e perché Amsterdam ne ha costruiti così tanti.