Postman's Park e il Memoriale Watts: gli eroi comuni della City di Londra
Nella City di Londra una loggia vittoriana con 54 piastrelle ricorda persone comuni morte per salvarne altre. A due passi da St Paul's.
A nord della cattedrale di St Paul's, incastrato tra King Edward Street e Aldersgate Street, c'è un giardino che molti turisti oltrepassano senza notarlo. Si chiama Postman's Park, e il nome viene dal vicino ufficio postale centrale i cui impiegati venivano qui a pranzare. Il parco occupa l'ex sagrato della chiesa di St Botolph's Aldersgate: per questo il terreno è leggermente rialzato rispetto alla strada, e ai bordi si vedono ancora vecchie lapidi addossate ai muri. Ma la ragione per fermarsi è un'altra: una lunga loggia in legno che corre lungo un lato del giardino.
È il Memorial to Heroic Self-Sacrifice, idea del pittore e scultore George Frederic Watts. Lo aveva proposto nel 1887 per il Giubileo d'oro della regina Vittoria, senza successo; fu il vicario Henry Gamble, nel 1898, a rilanciare il progetto, e il memoriale venne inaugurato nel 1900, ancora incompiuto. Alla morte di Watts, nel 1904, fu la moglie Mary Watts a portarlo avanti. La struttura è una tettoia lunga circa quindici metri, disegnata dall'architetto Ernest George, che protegge un muro rivestito di piastrelle ceramiche.
Ogni piastrella racconta, in poche righe, la morte di una persona comune che ha perso la vita per salvarne un'altra. Lo spazio era stato pensato per centoventi tavolette, realizzate all'inizio dal ceramista William De Morgan e poi, dopo il suo abbandono nel 1906, dalla Royal Doulton. I lavori si fermarono nel 1931 con cinquantatré piastrelle; la cinquantaquattresima fu aggiunta nel 2009. Le storie coprono un arco che va dal 1863 al 2007.
Sono i dettagli a renderle indimenticabili. Alice Ayres, figlia di un muratore, salvò tre bambini da una casa in fiamme nel 1885. Mary Rogers, cameriera di bordo, cedette il proprio salvagente e affondò con il piroscafo Stella nel 1899. Thomas Griffin, operaio, morì ustionato perché tornò indietro a cercare il suo compagno dopo lo scoppio di una caldaia a Battersea. Henry James Bristow, otto anni, strappò di dosso alla sorella i vestiti in fiamme. Samuel Rabbeth, medico, morì dopo aver succhiato la cannula tracheale di un paziente con la difterite. L'ultima tavoletta ricorda Leigh Pitt, trent'anni, che nel 2007 salvò un bambino dall'annegamento a Thamesmead senza riuscire a salvare se stesso: la prima aggiunta dopo settantotto anni. Watts voleva proprio questo, dare un nome e una dignità a persone che la storia ufficiale avrebbe dimenticato. Sopra il memoriale c'è la sua frase: "The Utmost for the Highest".
Si visita in pochi minuti, ma vale la pena leggere le piastrelle una a una: il linguaggio asciutto e formale di fine Ottocento rende i fatti ancora più crudi. Il parco è uno spazio verde della City, aperto come giardino pubblico durante le ore diurne; l'ingresso è gratuito. La fermata della metropolitana più vicina è St Paul's (linea Central), a un paio di minuti a piedi; poco più distanti Barbican e Farringdon, comode se arrivate dalle linee Circle, Hammersmith & City o Metropolitan.
Conviene venire in un giorno feriale all'ora di pranzo, quando il giardino torna alla sua funzione originaria e si riempie di impiegati con i loro panini, oppure la mattina presto, quando la luce taglia bassa sotto la loggia. In entrambi i casi, a una manciata di metri dalla calca di St Paul's, ci si trova davanti a un piccolo monumento alla decenza umana che quasi nessuno si ferma a guardare.