Pasaje Lanín a Barracas: la via-mosaico di Marino Santa María a Buenos Aires
A Barracas, Buenos Aires, oltre 40 facciate ricoperte di mosaico veneziano: il Pasaje Lanín, l'opera abitata di Marino Santa María.
Nella zona sud di Buenos Aires, al confine tra Barracas e La Boca, due isolati di strada lastricata sono diventati negli anni un'opera d'arte continua. È il Pasaje Lanín, che corre più o meno dall'altezza di calle Brandsen fino all'Avenida Suárez: quaranta e passa facciate di case ancora abitate, ricoperte di colore e di mosaico veneziano. Non è un set turistico né una via pedonale recintata: qui la gente entra ed esce di casa, parcheggia, stende i panni, e le pareti attorno sono tessere di vetro e ceramica spezzata.
Tutto è partito da una sola casa. L'artista plastico Marino Santa María, nato e cresciuto al numero 33 della via, dove tuttora vive e tiene il suo atelier, all'inizio degli anni Novanta decise di trasportare uno dei suoi quadri astratti sulla facciata del proprio laboratorio. I vicini, invece di lamentarsi, chiesero di averne uno anche loro. Il progetto vero e proprio prese forma nel 1998 con dei fotomontaggi che simulavano le facciate dipinte, e fu inaugurato il 19 aprile 2001, realizzato con una ventina di assistenti.
La svolta tecnica arrivò nel 2005, quando alla pittura si affiancò il mosaico veneziano e la ceramica rotta lavorata con il trencadís, la stessa tecnica catalana dei frammenti irregolari resa celebre da Gaudí a Barcellona. La ragione era pratica più che estetica: Santa María racconta che dover ridipingere tutto ogni cinque anni sarebbe stato insostenibile, mentre il mosaico regge al tempo e all'umidità di un quartiere a due passi dal Riachuelo. Oggi una buona parte delle facciate ha già adottato questo formato, e camminando si vede bene la stratigrafia: muri ancora pittorici accanto a superfici interamente in tessere.
Il 7 novembre 2013 la Legislatura della Città di Buenos Aires ha dichiarato il pasaje Sito di Interesse Culturale e Turistico. Il confronto inevitabile è con Caminito, a pochi isolati di distanza nella Boca: là il colore è diventato bancarelle di souvenir, tango per turisti e biglietti. Qui invece l'arte sta addosso a case private, e la differenza si sente nel ritmo, fatto di portoni veri e di poche persone in giro. Vale la pena fermarsi sui dettagli: volti, pesci, spirali astratte, e capire che ogni facciata è stata pensata insieme a chi ci abita.
In fondo alla via, verso l'angolo con Suárez, si trova La Flor de Barracas, un caffè storico recuperato dove sedersi su sedie thonet dopo la passeggiata: siamo nel Distretto del Design della città, e la combinazione di vecchie fabbriche e laboratori si nota in tutto il quartiere.
Come arrivarci: Barracas non è servita direttamente dalla metro, quindi il modo più comodo è il colectivo (diverse linee passano lungo l'Avenida Suárez) oppure un taxi o un'app di trasporto, soprattutto se si arriva la sera. Si può anche raggiungere a piedi da Caminito, dato che i due quartieri confinano. Per gli orari aggiornati dei bus conviene usare BA Cómo Llego, il pianificatore ufficiale della città, indicando "Pasaje Lanín, Barracas" come destinazione. La visita è gratuita e si fa in mezz'ora, ma trattandosi di una via residenziale conviene andarci di giorno e con discrezione: si sta passando davanti alle case della gente.
Fonti: turismo.buenosaires.gob.ar, La Nación, ccbarracas.com.ar.