Medina (Mouassine), Marrakech, Marocco

Le Jardin Secret di Marrakech: due giardini saadiani dietro un portone della Rue Mouassine

Nel cuore del souk di Marrakech, un palazzo saadiano restaurato fino al 2016: due giardini e una torre con vista sui tetti e l'Atlante.

Le Jardin Secret di Marrakech: due giardini saadiani dietro un portone della Rue Mouassine

Foto: Auteur anonyme - éditeur inidentifiable (Public domain) — Wikimedia Commons

Camminando lungo la Rue Mouassine, nel quartiere omonimo della medina di Marrakech, si passa davanti a un portone che non dice nulla di sé. Pochi metri di muro color ocra, una targa, e poco oltre il flusso continuo di carretti, motorini e venditori del souk. Dietro quel portone c'è Le Jardin Secret: un palazzo-riad con due giardini interni, riaperto al pubblico nel 2016 dopo un restauro iniziato nel 2008.

Le origini del sito risalgono alla fine del Cinquecento, quando il sultano saadiano Moulay Abd-Allah riorganizzò il quartiere Mouassine. Il palazzo originario andò distrutto entro la fine del Seicento e fu ricostruito a metà Ottocento da Kaid al-Hajj Abd-Allah U-Bihi, mantenendo l'impianto saadiano. Nel 1912 la proprietà passò ad al-Hajj Muhammad Loukrissi, ciambellano del sultano Moulay 'Abd-al-Hafiz, che vi aggiunse padiglioni, giardini e una torre fino alla sua morte nel 1934. Poi il lungo declino, fino al recupero condotto da squadre italiane e marocchine, che ha ricostruito anche l'antico sistema idraulico a khettara che ancora alimenta le vasche.

I due giardini si visitano uno dopo l'altro e sono molto diversi. Il primo è il giardino islamico, disposto secondo la geometria del chahâr bâgh: quattro settori divisi da canali d'acqua che si incrociano al centro, con aranci e ulivi. È una pianta classica, leggibile a colpo d'occhio, dove l'acqua è insieme decorazione e struttura. Il secondo è il Giardino Esotico, progettato dal paesaggista britannico Tom Stuart-Smith con piante resistenti alla siccità raccolte da varie parti del mondo: più libero, quasi sperimentale. Tra i due si attraversano sale e padiglioni del palazzo, con i soffitti dipinti e gli zellige tipici dell'architettura marocchina.

Il motivo per cui vale la pena salire è la torre, alta diciassette metri, all'incirca quanto i minareti del quartiere. Storicamente serviva come punto di osservazione e per comunicare con segnali di fumo. L'accesso si paga a parte (circa 40 dirham oltre al biglietto d'ingresso) e si affronta una scala stretta di circa 85 gradini. Dall'alto si vedono il minareto della moschea Mouassine, la distesa irregolare dei tetti rossi della medina e, nelle giornate limpide, il profilo dell'Atlante sullo sfondo. È una delle viste panoramiche più ampie del centro storico, dopo quella che si gode dai pressi della Koutoubia.

La visita è breve: 45-60 minuti per i due giardini, attorno ai 90 se si aggiungono la torre, il caffè sulla terrazza e la sala dedicata al restauro. Resta poco affollato pur essendo in pieno souk, in parte proprio perché l'ingresso è anonimo e molti gli passano davanti senza accorgersene.

Come arrivarci: dalla piazza Jemaa el-Fna si risale verso nord lungo la Rue Mouassine per circa dieci minuti a piedi; il giardino è poco distante dal lato di Dar El Bacha. È aperto tutti i giorni; gli orari cambiano con la stagione (in genere dalle 9:30, con chiusura tra le 18:00 d'inverno e le 19:30 in estate, ultimo ingresso mezz'ora prima). I prezzi del biglietto variano leggermente a seconda della fonte, quindi conviene verificarli sul sito ufficiale prima di andare. La torre non è accessibile a chi ha difficoltà motorie, mentre i giardini sì.

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