La moschea nel sotterraneo di una fortezza bizantina: la Yeraltı Camii a Karaköy, Istanbul
A Karaköy, a un minuto dai traghetti, una moschea interamente sotterranea nelle segrete di una fortezza bizantina. Pilastri tozzi e tre tombe.
Foto: Hunanuk (CC0) — Wikimedia Commons
A Karaköy, sulla riva di Beyoğlu dove i traghetti scaricano pendolari verso la sponda asiatica, c'è una porta su cui è facile non posare lo sguardo. Nessuna cupola, nessun cortile, nessuna fontana per le abluzioni in vista: solo un ingresso a livello strada e qualche scalino che scende. Sotto si apre la Yeraltı Camii, la "moschea sotterranea", chiamata anche Kurşunlu Mahzen, il "magazzino sigillato col piombo". È una delle poche moschee di Istanbul ricavate interamente sottoterra, e il contrasto con la luce e il traffico del molo, pochi passi più in là, è netto.
Lo spazio era in origine la cantina di una fortezza bizantina. Una mappa di Cristoforo Buondelmonti degli anni 1420 segnala in questo punto un "Kastellion", e la tradizione lo collega alla grande catena che in epoca bizantina veniva tesa attraverso il Corno d'Oro per sbarrare l'ingresso agli attacchi navali: si dice che una delle sue estremità fosse ancorata proprio qui, sul lato di Galata. Dopo la conquista del 1453 il sotterraneo servì da deposito di munizioni e da cisterna. La trasformazione in moschea è datata e documentata: fu il gran visir Köse Bahir Mustafa Pasha a convertirlo nel 1753. Il terremoto di Istanbul del 1754 danneggiò la struttura, che il sultano Mahmud I fece ricostruire; i lavori si conclusero nel 1756.
Dentro, l'effetto è quello di una sala ipostila bassa e in penombra: una foresta di pilastri tozzi e ravvicinati che reggono volte schiacciate, illuminata da luci artificiali e da poche aperture. Il soffitto è vicino alla testa, l'aria è ferma e umida come ci si aspetta da un ambiente sotto il livello del mare. Lungo il perimetro si trovano tre cenotafi, aggiunti nel 1753 dopo che un derviscio della confraternita Naqshbandi disse di averne avuto rivelazione in sogno. Sono attribuiti a soldati arabi che la tradizione locale vuole catturati durante gli antichi assedi musulmani di Costantinopoli e qui uccisi. I nomi incisi — tra cui figura quello di Amr ibn al-As — sono in realtà discussi dagli storici, dato che diversi di questi personaggi morirono altrove, in Egitto o in Arabia. Le tombe in legno sono protette da grate di ferro con vetri colorati e restano mete di visita devozionale.
È una moschea in uso, non un museo: l'ingresso è libero e gratuito, ma vale come per qualsiasi luogo di culto attivo. Conviene evitare gli orari delle cinque preghiere quotidiane e quello del venerdì a mezzogiorno, togliere le scarpe all'ingresso, coprire spalle e gambe; per le donne è opportuno un foulard sul capo. La visita è breve, dieci o quindici minuti, ma è proprio la sproporzione tra l'anonimato della porta e ciò che si trova scendendo a renderla memorabile.
Arrivarci è semplice. Il punto di riferimento è l'imbarcadero di Karaköy, sul Corno d'Oro: la moschea è a circa un minuto a piedi, all'angolo tra il lungomare e Kemankeş Caddesi. Si raggiunge il quartiere con i traghetti urbani (vapur) da Eminönü, Kadıköy o Üsküdar, oppure con la storica funicolare Tünel che collega Karaköy a İstiklal Caddesi. Coordinate: 41.0224628, 28.9767023. È a pochi minuti dal ponte di Galata e dalla torre di Galata, quindi facile da incastrare in una camminata sulla riva.