Medina, Marrakech, Marocco

La Koubba Almoravide a Marrakech: l'edificio più antico della città, sepolto e ritrovato

A Marrakech, accanto alla Moschea Ben Youssef, la Koubba Almoravide: unico edificio almoravide superstite in Marocco, riscoperto nel 1948.

La Koubba Almoravide a Marrakech: l'edificio più antico della città, sepolto e ritrovato

Foto: Acp (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons

A pochi metri dalla Moschea Ben Youssef e dal Museo di Marrakech, nel cuore della Medina, c'è una piccola costruzione in pietra e mattoni in cui quasi nessuno entra. Si chiama Koubba Almoravide, o Qubbat al-Barudiyyin, e ha un primato che sorprende: è l'edificio più antico di Marrakech e l'unica architettura almoravide sopravvissuta in tutto il Marocco. Tutto il resto di quella dinastia, che fondò la città intorno al 1070, fu raso al suolo dagli Almohadi che presero il potere a metà del XII secolo. Questo padiglione, chissà come, è rimasto in piedi.

Lo fece costruire il sovrano almoravide Ali ibn Yusuf all'inizio del XII secolo. L'iscrizione interna indica il giorno preciso ma l'anno è illeggibile: le date più probabili sono il 1117 o il 1125. Non era un luogo di culto né un mausoleo, come la parola "koubba" (cupola) potrebbe far pensare. Era un padiglione per le abluzioni rituali, la mida'a, collegato alla vicina moschea: i fedeli vi si lavavano prima della preghiera. Sotto la cupola c'è una vasca d'acqua, e tutto intorno funzionava un sistema idraulico raffinato, con tubature in bronzo che portavano l'acqua da una cisterna a volta, alimentata probabilmente dalle khettaras, i canali sotterranei che da secoli irrigano la regione. Esistevano anche latrine e una fontana monumentale aperta sulla strada.

Il motivo per cui passa inosservata è letterale: per secoli è rimasta sepolta. Quando gli studiosi francesi la documentarono, tra il 1947 e il 1948, oltre metà della struttura era sotto sette o otto metri di detriti accumulati nei secoli. Gli scavi veri e propri, condotti negli anni successivi da Henri Terrasse e Jacques Meunié, la riportarono alla luce. Per questo oggi non la si guarda dall'alto come un monumento qualsiasi: ci si scende, con due rampe di scale, fino al livello a cui stava il suolo dell'epoca almoravide. Si ha la sensazione fisica di entrare in un altro strato della città.

Quello che si vede dentro vale la discesa. La cupola è un piccolo capolavoro: la decorazione intagliata gioca con pigne, palme, foglie d'acanto, conchiglie e calligrafia. Negli angoli ci sono quattro cupolette con alcuni dei più antichi esempi di muqarnas, le nicchie a nido d'ape, di tutto il Marocco. L'iscrizione in caratteri cufici corsivi che corre all'interno e questo vocabolario decorativo non sono un dettaglio per specialisti: sono la radice da cui è cresciuta tutta l'architettura marocchina dei secoli successivi, dalle medersa alle moschee che oggi affollano gli itinerari. Gli studiosi notano echi della Grande Moschea di Cordova e dell'arte abbaside, segno di un Marocco già allora collegato al resto del mondo islamico.

Arrivarci è semplice, ed è proprio questo a rendere strano che sia così poco visitata: si trova in Place Ben Youssef, lo stesso slargo del Museo di Marrakech e della medersa, nella parte nord della Medina, raggiungibile a piedi dalla piazza Jemaa el-Fna in una ventina di minuti tra i vicoli del souk. La struttura è alta dodici metri e poggia su una pianta rettangolare di circa sette metri per cinque: piccola, si visita in un quarto d'ora. Conviene abbinarla alla medersa Ben Youssef e al museo, che sono lì accanto. Gli orari di apertura cambiano nel tempo, quindi è bene verificarli sul posto o al museo prima di programmare la visita.

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