Il padiglione Aynalıkavak a Hasköy: l'ultimo chiosco ottomano del Corno d'Oro a Istanbul
Sul Corno d'Oro, a Hasköy, un chiosco-palazzo ottomano del Settecento con specchi veneziani e un museo di strumenti musicali turchi.
Foto: A.Savin (FAL) — Wikimedia Commons
Sulla sponda settentrionale del Corno d'Oro, nel quartiere di Hasköy a Beyoğlu, sopravvive uno degli ultimi padiglioni-giardino ottomani di Istanbul. L'Aynalıkavak Kasrı è il superstite di un complesso che nel Settecento contava una quindicina di edifici sparsi tra giardini scoscesi: cantieri navali, urbanizzazione e incendi hanno cancellato il resto, lasciando in piedi questo solo chiosco. Il nome significa più o meno "i pioppi specchiati" e rimanda agli specchi veneziani arrivati come dono diplomatico dopo la guerra ottomano-veneziana del 1715, alcuni dei quali decorano ancora gli interni.
Le origini esatte sono incerte: le fonti oscillano tra un nucleo seicentesco e ampliamenti successivi, ma l'edificio prese la forma attuale sotto il sultano Selim III, a fine XVIII secolo, e fu restaurato sotto Mahmud II dall'architetto armeno Kirkor Balyan, della celebre famiglia Balyan. Quello che si vede oggi è architettura ottomana classica di terraferma, non il barocco vistoso dei palazzi sul Bosforo: ambienti bassi e ariosi, soffitti lignei dipinti, e soprattutto le revzen, le vetrate colorate incastonate in trafori di gesso che filtrano la luce sopra le finestre. È un linguaggio decorativo sobrio, fatto di proporzioni e dettagli, che ripaga chi si ferma a guardare da vicino.
Qui si firmò la cosiddetta Convenzione di Aynalıkavak, il 9 gennaio 1784, tra l'Impero Ottomano del sultano Abdülhamid I e la Russia di Caterina II: l'accordo sanciva di fatto l'annessione russa della Crimea, fino ad allora khanato formalmente indipendente. Un episodio diplomatico di peso, deciso in un padiglione che oggi quasi nessun visitatore collega a quella vicenda.
Il piano interrato ospita il Museo degli Strumenti della Musica Turca, legato a un centro di ricerca sulla musica classica ottomana. La scelta non è casuale: Selim III, oltre che sultano, fu compositore, e l'edificio è ricordato come luogo dove suonava e creava. Il nucleo della collezione nasce nel 1984 dalla donazione di Gevheri Osmanoğlu, discendente di Abdülhamid II, e si è poi arricchito con strumenti di musicisti e collezionisti: si arriva a una sessantina di strumenti, da diversi tipi di saz e liuti a tamburi e fiati, oltre a un paio di centinaia di vecchi dischi a 78 giri e spartiti. È una sezione raccolta, adatta a chi vuole capire come suonava davvero la corte ottomana.
Per arrivarci, il modo più suggestivo è il vaporetto del Corno d'Oro (linea Haliç) fino al pontile di Hasköy: da lì si sale a piedi verso il palazzo, circa ottocento metri in leggera salita, una decina di minuti. In alternativa c'è il tram T5, che corre lungo la sponda del Corno d'Oro e ferma a Hasköy a pochi minuti dall'ingresso. Indicativamente il museo è aperto tutti i giorni tranne il lunedì, in orario diurno, ma conviene verificare orari e biglietto sul sito della Direzione dei Palazzi Nazionali (Milli Saraylar) prima di partire, perché variano. All'interno la fotografia non è consentita; c'è un piccolo caffè e il giardino dove sedersi dopo la visita.
Resta uno dei monumenti più trascurati di Istanbul proprio per posizione: Hasköy è una zona residenziale e di vecchia tradizione cantieristica, fuori dall'asse Sultanahmet-Taksim, e quasi nessun tour ci passa. Si abbina bene a una giornata lungo il Corno d'Oro, magari con il museo industriale Rahmi Koç poco distante, sempre a Hasköy.